Quando Il tennis scende in passerella

Da diversi decenni, i confini tra il mondo del tennis e quello della moda e della bellezza si sono assottigliati al punto da essere ormai indistinguibili. L’alone di eleganza e raffinatezza associata al gioco del tennis, le gonne castigate, le impeccabili divise bianche, che facevano dei giocatori prima ancora che degli sportivi dei ‘piccoli lord’; ha suggestionato l’immaginario collettivo. Il fatto che negli anni il tennis sia diventato uno sport sempre più seguito e praticato, la presenza di campioni che grazie alle loro vittorie e alle loro personalità sono diventati dei personaggi di caratura mondiale, hanno contribuito a fare del tennis uno sport sempre più al servizio di una moda non più elitaria, bensì popolare. Se negli anni 70’ il candore del bianco ha lasciato spazio a qualche timida linea, negli anni 80’ i completi dei tennisti si sono macchiati di effetti grafici, portati all’estremo dall’avvento di Andre Agassi, complice la Nike che ha letteralmente preso la palla al balzo manovrando una vera e propria ‘invasione di campo’, con tinte fluorescentipantaloncini di jeans ed un fornitissimo set di bandane.

L’acume dimostrato da Nike nel caratterizzare, o meglio nell’enfatizzare le differenze tra i suoi due attuali uomini immagine; Rafael Nadal e Roger Federer, può rendere l’idea dell’importanza della moda nel tennis. Roger Federer, elegante nei gesti tennistici quanto nei modi, proviene dalla Svizzera alla quale viene associata la nozione di lealtà, lusso, precisione e perfezione; non a caso l’elvetico veste completi che sembrano essergli stati cuciti addosso, sobri, raffinati ed a Wimbledon si presenta in blazer. Rafa Nadal è invece iberico, perennemente abbronzato, ha il viso da attore di telenovelas e, seppure non evochi la spensieratezza e la solarità della nazione che gli ha dato i natali, il suo tennis è sinonimo di vigoria atletica, grinta e gioventù. Di conseguenza la Nike ha avuto la brillante intuizione di fargli indossare pinocchietti e magliette smanicate per metterne in risalto i bicipiti scolpiti.

Fu Helen Wills Moody ad aiutare le giocatrici a liberarsi di corpetti e gonne alla caviglia, ma per essere accarezzato da un tocco di femminilità il tennis dovette attendere Chris Evert che, con i suoi nastrini nei capelli e lo stile impeccabile, riscosse il plauso di tutto il mondo.  Stuzzicare la fantasia di uno stilista durante gli anni 80’ era impresa ardua; eccezion fatta per i nostalgici di un genere ormai sul viale del tramonto, il western, che rimasero affascinati dall’andaturaalla John Waynedi Gabriela Sabatini.

In realtà il Circuito annoverava diverse belle ragazze quali Andrea Temesvari, Henrieta Nagyova, Ruxandra Dragomir, Barbara Paulus e Dominique Monami. Il motivo per cui nessuna di loro divenne un’icona è riconducibile al fatto che bazzicavano i piani bassi della classifica e, di conseguenza, non erano nomi ‘appetibili’ per gli operatori di costume.

È inoltre doveroso specificare come fossero altri tempi.

Certo, da Borg in poi i volti dei tennisti divennero testimonial negli spot più svariati ma, il confine che divideva campo e set pubblicitario, rimase per decenni molto marcato. Detto in parole pover’, era più una questione di sponsor che non di moda e, salvo rarissime eccezioni, erano periodi in cui la maggior parte dei tennisti ottenevano maggiori guadagni dai montepremi piuttosto che nelle sponsorizzazioni. Questo, fino ad Andre Agassi.

Al di là degli sponsor ufficiali, la “moda veraè entrata nel Circuito verso la fine degli anni 90’, tramite un’orda di giocatrici capitanate da Anna Kournikova. La russa non ha lasciato una vera e propria impronta sui campi, ma ha asfaltato la strada rendendo più agevole il percorso di parecchie colleghe. Dalla Kurnikova in poi, moda e pubblicità hanno trovato nel tennis una fonte inesauribile di giovani, bellissime e vincenti fanciulle. Tanto le passerelle quanto i magazine patinati hanno piazzato sotto i loro riflettori, e messo sotto contratto, una schiera di splendide campionesse dotate di rara bellezza quali Ana Ivanovic, Daniela Hantuchova, Vera Zvonareva, Maria Kirilenko, Elena Dementieva e, soprattutto, Maria Sharapova, la sportiva forse più celebre e, di certo, più pagata del mondo.

Tutte loro hanno affiancato ai risultati la capacità di saper valorizzare il loro lato femminile. Ennesimo esempio di interazione tra moda e tennis è la collaborazione tra Caroline Wozniacki e Stella McCartney per una linea di abbigliamento sportivo griffata Adidas. Set fotografici a parte, le tenniste anche quando scendono in campo hanno iniziato a fare moda”: abitini mini vedo non vedo‘, smalto sulle unghie a richiamare i colori del completo o delle scarpe o, come Venus Williams; sexi negligé,  corpetti di pizzo e culotte color carne. Insomma, da quando tennis e immagine hanno iniziato ad andare a braccetto non si sono più mollati.

Il tennis è uno degli sport, anche se forse sarebbe più corretto scrivere, ‘stili’, prediletti da Giorgio Armani, che tempo fa ha spiegato di scorgere nella nostra amata disciplina, «fragilità, coraggio, grazia e forza bruta, tutte mescolate insieme». Aggettivi che si addicono alla personalità di Rafa Nadal, per l’appunto scelto da Armani come testimonial della linea ‘underwear’. Una passione quella per il tennis che nel 1990 spinse Re Giorgio ad invitare nel suo atelier una diciassettenne che nell’arco di un anno sarebbe diventata l’incontrastata dominatrice del tennis: Monica Seles. La tennista serba, che nutre tuttora una profonda passione per il luccicante mondo della moda, confidò di possedere pochi abiti firmati perché “sono molto cari” e che il suo guardaroba conteneva quasi esclusivamente capi neri. Oltre a ricoprirla di regali Armani le consigliò di privilegiare colori tenui, pastellati; in modo da addolcire non solo i suoi lineamenti ma anche la determinazione che emanava il suo sguardo. L’ennesimo esempio di come trasformare la grinta in grazia. Anche nel dicembre 2012, in occasione dell’evento ‘La Grande Sfida’ Giorgio Armani ha accolto nel suo atelier le quattro protagoniste impegnate nell’esibizione: Maria Sharapova, Ana Ivanovic, Sara Errani e Roberta Vinci. Sollecitato ad esprimere una preferenza, Armani non ha avuto dubbi: «Ana Ivanovic, per il portamento regale affiancato da una grazia innata». Come mettere in dubbio le parole pronunciate dal Re per eccellenza in fatto di eleganza? 

Ma è giunto il momento di fare un salto indietro… C’era una volta uncoccodrillo’… Era questo il soprannome di René Lacoste, affibbiatogli dal 1927 in seguito ad una scommessa fatta col capitano della squadra francese di Coppa Davis che gli promise una valigia in coccodrillo se avesse trascinato la sua squadra alla vittoria contro gli Stati Uniti. Un ‘coccodrillo’ Lacoste lo era anche metaforicamente: come il pericoloso rettile non mollava mai una preda. E così, da lì a poco il suo amico Robert George gli disegnò un coccodrillo e, quando nel 1933 nacque la linea di abbigliamento Lacoste”, venne cucito a sinistra su tutti i capi. Fu Lacoste ad ideare il jersey petit piqué; un tessuto, più leggero e traspirante rispetto ai cotoni utilizzati fino ad allora, le cui maniche corte ed il colletto morbido avevano lo scopo di rendere i movimenti del tennista più agevoli. Create per il gioco del tennis, le polo Lacoste sono diventate capi di riferimento anche di altri sport grazie al mestiere che praticava la moglie di René, una campionessa di golf che ha aiutato la diffusione del marchio pure nel suo ambiente.

Al francese seguì un inglese. Fred Perry era grande amico di Lacoste e insieme a Tibby Wegner, nel 1952 lanciò un capo di abbigliamento che divenne simbolo della famosa casa inglese: una polo in cotone piquet dalla vestibilità slim con una corona di alloro ricamata sul petto. Simbolo di stile ed eleganza, a partire dagli anni ’60 Fred Perry è considerato uno dei migliori brand di abbigliamento per il tennis e non solo. Buona parte del movimento giovanile degli anni Sessanta era conosciuto col termine di ‘mod’, abbreviazione di ‘modernist’ e chi vi apparteneva seguiva un certo stile nel vestire: Fred Perry era il più gettonato.

Pure lui ex tennista, nel 1966 Sergio Tacchini fondò a Caltignaga la Sandys S.p.A che diventerà poi Sergio Tacchini S.p.A. Anticipando la strategia dei campioni a servizio del marketing; Tacchini era orgoglioso di essere riuscito a convincere in un pub di Londra il padre di John McEnroe a firmare un contratto che fece del ‘genio mancino’ il primo grande testimonial di abbigliamento per il tennis. A McEnroe seguirono campioni quali Sampras e Djokovic e, punto d’orgoglio di Tacchini è l’aver vinto la gara per le forniture alle Olimpiadi di Montreal e di Atlanta. Plasmando tradizioni e innovazione Borsalino e Sergio Tacchini hanno dato vita ad una collezione di cappelli destinati ai tennisti che non sono disposti a rinunciare all’eleganza. Il ‘piquet bianco’ della maison Tacchini distingue il copricapo con cinta in canetèterra rossa’, mentre il canetè erbacinge il Panama, modello simbolo di Borsalino. I due articoli sono il compendio di un progetto Eco basato su trattamenti di tintura al 100% vegetali che impiegano terra rossa ed erba; elementi di forte richiamo al ‘pianeta tennis’. Che Sergio Tacchini sia legato al mondo del tennis fin dalle origini è cosa nota; va però specificato che anche il cappello in feltro Borsalino agli albori veniva usato nello sport e solo più tardi divenne un accessorio di moda.

Se negli anni 80’ Cerruti diede vita ad una nuova linea di sportswear, dedicata al tennis e allo sci annoverando come testimonial atleti come Jimmy Connors e lo sciatore svedese Ingemar Stemark; nel settembre del 1986 Nicola Trussardi si spinse oltre sponsorizzando la costruzione di un palazzetto dello sport nel quartiere milanese di Lampugnano. La struttura, che venne inaugurata con un concerto di Frank Sinatra, prese il nome di ‘PalaTrassardi’ e permise per alcuni anni la continuazione del torneo indoor di Milano. Lo stilista bergamasco seguiva assiduamente il tennis, tifava per Boris Becker ma, durante un’intervista dichiarò che il circuito maschile vantava un campione dalla personalità così spiccata e dal fisico talmente perfetto che sarebbe stato l’indossatore ideale per i suo capi: Ivan Lendl.

Ex numero uno del mondo, vincitrice di 7 prove del Grande Slam, nel 2007 Venus Williams ha deciso di creare una propria linea di moda: la EleVen. Alcuni potrebbero pensare che si sia trattato del capriccio di una miliardaria che ha voluto improvvisarsi stilista. Nulla di più sbagliato. Venus si è diplomata alla Fashion designer all’Art Institute di Fort Lauderdale e, prima di instaurare una collaborazione con i dettaglianti della Steve & Barry’s, ha diretto la sua azienda di home designer, la V Starr Interiors. Venus, che tra l’altro parla correttamente sette lingue, ha spiegato che cerca di mettere negli abiti che crea un po’ della sua fantasia. Celebre fu il completo sfoggiato dall’americana durante gli Australian Open 2011: un top giallo con una trama incrociata su ventre e schiena con diverse  aperture, abbinato ad un gonnellino multicolore. «Mi sono ispirata ad Alice nel paese delle meraviglie»; spiegò Venus riguardo alla sua eccentrica creazione. Non c’è da sorprendersi; tennis e moda rappresentano il binomio perfetto per intraprendere un viaggio tra sogno e realtà.

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