La fiaba della principessa Pironkova

Chissà se nella cultura popolare bulgara esiste una fiaba che vede protagonista un’esile e timida principessa destinata a grandi cose, ma improvvisamente persasi nel bosco limitrofo di quello che un giorno avrebbe potuto essere il suo regno lasciando il proprio popolo sgomento e in preda a mille e più domande riguardo al destino verso al quale ella fosse andata incontro. Chissà, se in quella fiaba ci sarebbe posto per un ritorno in scena della principessa; irrimediabilmente cambiata forse, non più sorridente come un tempo, il viso leggermente più contratto, gli occhi velati da una qualche oscura esperienza che l’ha irrimediabilmente segnata, ma che l’ha resa più sicura, più forte, più determinata, pronta a prendersi ciò che un tempo sembrava a lei destinato e che ora pretende, esige.

Ha i tratti della principessa uralo-autaica, la ventiseinne bulgara Tsvetana Pironkova. Una racchetta messa in mano quando aveva quattro anni dal padre, un campione di canoa poi diventato il suo coach, un fisico minuto ma al tempo stesso compatto ereditato dalla madre ex nuotatrice. Una spiccata predisposizione per il nobil gioco tanto che, al primo torneo WTA a cui partecipa non ancora quindicenne, nell’agosto del 2002 a Istanbul, supera le qualificazioni per poi proseguire il suo cammino fino alla finale, dove più che perdere non vince.

Nascosta agli occhi dei curiosi, la principessa Pironkova ha dovuto attendere altri otto anni prima che le luci della ribalta si posassero sulla sua delicata figura. Avviene sulla sacra erba del All England Tennis and Croquet Clu’, quando dopo aver sconfitto due donne, il cui nome si sarebbe indissolubilmente legato al torneo di Wimbledon, Marion Bartoli e Venus Williams, Tsvetana Pirokova si piega in semifinale al cospetto di Vera Zvonareva. Poi, il buio del bosco.

Nel dicembre del 2013, nella sua pagina ufficiale di facebook, Tsvetana Pironkova si era quasi scusata con i suoi sostenitori. Dopo essersi detta dispiaciuta per la disastrosa annata, aveva promesso che sarebbe tornata competitiva nella stagione a venire. In un circuito in cui i ritorni sono sistematicamente accolti facendo leva su una demagogia al limite dell’intollerabile, sarebbe bello pensare che la Tsvetana Pironkova atterrata a Sydney sia una giocatrice nuova, piuttosto che rigenerata.

Eppure, il richiamo della fiaba ha la meglio anche questa volta e allora no, è la principessa Pironkova, la stessa che si era persa nel bosco, a superare caparbia le qualificazioni, avendo ragione nell’ordine su Ayumi Morita, Maryna Zanevska e Shahar Peer, per poi devastare il main draw, battendo Sorana Cirstea, Varvara Lepchenko, Sara Errani, Petra Kvitova ed infine Angelique Kerber per stringere in pugno, per la prima volta un titolo WTA.

Tsvetana Pironkova e Angelique Kerber si sono presentate al terzo head to head forti di una vittoria ciascuna: la venticinquenne di Brema era prevalsa a Nassau nel 2011, la ventiseienne di Plovdiv si era invece imposta nel febbraio 2012 a Doha. Cosa è accaduto dunque quest’oggi, in quel di Sydney, nell’arco dell’ora e 35 minuti di gioco necessari a Tsvetana Pironkova per imporsi con il punteggio di 6-4 6-4 sulla tedesca? Con il senno di poi, si può sostenere che non è avvenuto nulla che già non fosse previsto dal copione, sia esso di una favola quanto di una tragedia greca; i cui climax si svelano comunque negli stessi step. Tsvetana Pironkova è stata padrona del campo dal primo minuto sino all’ultimo.

È la bulgara ad aver fatto gioco, ad aver impartito il ritmo, ad aver ridicolizzato la diagonale mancina della Kerber, ad aver chiuso tantissimo senza però rinunciare a sprecare, se non altrettanto quasi, soprattutto nel secondo game della ripresa quando non è riuscita a concretizzare nessuna delle nove palle break che si era guadagnata, per poi vedersi sorpassare dalla sua avversaria sul 4-3 e lì incatenarla, mentre lei, la principessa Pironkova, s’incamminava silenziosa, soave e violenta insieme, verso il trionfo, per lasciarsi alle proprie spalle, una volta per tutte, i rami famelici del bosco.

Tsvetana Pironkova Sydney
Tsvetana Pironkova in uno scatto do Mark Nolan, per Getty Images

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