Svetlana, nella buona e nella cattiva sorte

Ci sono match che tolgono le parole. E anche il respiro. Ci sono giorni in cui una partita di tennis si trasfigura in qualcosa di più, vuoi per l’intensità, vuoi per la passione che ti lega a una giocatrice. In quei giorni conquisti e perdi qualcosa. Qualsiasi sia il risultato. Se lei vince è come se la sua gioia si frantumasse in mille pezzi tanto è forte e così la respiri anche tu, ti illumina di riflesso. Allo stesso tempo ti abbandona la ragione: il peso di certi match abbatte ogni regola che suggerisce il buon senso; anche venti slam ti sembrano poca cosa vicino all’impresa compiuta in quel particolare momento. Se lei perde qualcosa si spezza, eppure allo stesso tempo assimili qualcosa di ancora più potente ed assoluto, comprendi che quelle parole, “nella buona e nella cattiva sorte”, non sono solo una chiusa efficace per siglare un patto, significano qualcosa per davvero.

Svetlana Kuznetsova e Francesca Schiavone sono due regine di Parigi. Da ieri lo sarebbero se pure non avessero conquistato lo slam francese; la russa il 6 giugno del 2009, l’italiana il 5 giugno del 2010. I precedenti parlavano di quattordici sfide, due di esse erano state tra le battaglie emotivamente più impressionanti e coinvolgenti degli ultimi anni. Mosca, finale di Fed Cup nel 2007: Svetlana Kuznetsova si impone con il punteggio di 4-6 7-6(7) 7-5 dopo aver annullato due match point, uno dei quali con una risposta straordinaria.  Melbourne, ottavi di finale dell’Australian Open: dopo 4 ore e 44 minuti Francesca Schiavone fissa il tabellone segnapunti sul 6-4 1-6 16-14, dopo aver annullato sei match point. Al secondo turno della 114esima edizione del Roland Garros, Svetlana e Francesca si sono presentate da n.18 e da n.92 del mondo. Gli head to head parlavano di 9 vittorie a 5 a favore della ventinovenne di San Pietroburgo.

Svetlana Kuznetsova è partita contratta, ha incassato un break a zero nel game che ha aperto l’incontro ed è riuscita a tornare in carreggiata solo nel sesto gioco, grazie a due passanti eccelsi. Le due hanno proseguito a braccetto fino al tie-break; seppure la russa ha dovuto annullare tre palle break nel nono gioco, che ha contato 23 punti, e cinque palle break nell’undicesimo. Giunte al tie-break, la russa si è involata sul 6-4 con una sbracciata di diritto. Il primo set point è sfumato insieme ad un attacco poco deciso della due volte campionessa slam, ammaliata da un passante incrociato di rovescio, stretto, in contropiede. Il 6-5 s’è trasformato in un 6-6 dopo una risposta vincente dell’azzurra. Ce ne saranno altri tre di set point per Svetlana, così come la milanese ha avuto la sua chance sul 10-9, negata con un micidiale diritto. Al settimo set point è infine arrivato il meritato 13-11 per Svetlana Kuznetsova.

L’incontro sembrava aver preso la via di San Pietroburgo nella ripresa, finché la russa si è adagiata sul 2-0 15-30, tutto in suo favore. Da quel momento sono scaturiti nove punti consecutivi da parte di Schiavone che ha approfittato del black out operando il contro-break al quarto gioco. L’italiana ha poi tenuto a distanza Kuznetsova nel nono game, quando ha respinto tre chance che avrebbero portato la russa a servire per il match. Andata a servire sul 5-6, Svetlana si è bloccata, concedendo il proprio turno di battuta a 15. Ed è stato il 7-5.

Il terzo set è iniziato sulla falsariga del parziale precedente. Kuznetsova si è involtata sul 2-0, ma nuovamente al quarto gioco si è inabissata. Stavolta però la reazione di Kuznetsova è stata immediata generando un nuovo break che è riuscita a difendere fino all’ottavo gioco quando Schiavone ha azzannato il 4-4. Strappata la battuta all’italiana, Svetlana è andata a servire per il match, ma è inciampata in un disgraziato turno di servizio che ha di fatto innescato una catena di break e contro-break che hanno concesso a Svetlana la chance di chiudere il duello con la battuta a disposizione per altre tre volte. La russa ha avuto anche un match point, nell’undicesimo gioco, annullato dalla sua avversaria con un coraggioso rovescio. Sull’8-8 Svetlana ha avuto le sue ultime chance guadagnandosi il 15-40. Da quel momento, tutto ha iniziato ad andare a rotoli. L’azzurra ha salvato il proprio turno di battuta e Svetlana non è riuscita a fermare quell’emorragia, quella malasorte che l’ha tormentata dalla finale di Madrid quando un infortunio non le ha forse consentito di presentarsi a Parigi al 100%. È finita 6-7(11) 7-5 10-8 dopo 3 pre e 50 minuti.

Che altro dire? Epica e tragedia si sono rincorse e amalgamate per l’intero duello. Sono dalla parte di Svetlana Kuznetsova e ho  logicamente vissuto questa sconfitta con molto dispiacere. Non chiuderò l’articolo con le solite frasi di circostanza, come gli sdolcinati “complimenti ad entrambe”, tra l’altro scontati. Concludo dicendo che fino a due settimane fa si vociferava di un ritiro di Francesca Schiavone. Voci sospinte da addetti ai lavori che da anni la definiscono “finita”. Ebbene, mi denudo delle vesti russe per esprimere la mia personale opinione: se Francesca Schiavone è ancora capace di produrre questo tennis, spero non si ritiri perché il tennis  attuale ha ancora bisogno di lei. E permettetemi di esternare il mio disgusto verso quei giornalisti (italiani) che durante il match contro Kuznetsova sono accorsi comportandosi da ultras, salendo su quel carro a cui non troppe ore prima avrebbero dato fuoco in quanto considerato vecchio e inutile. Di Svetlana Kuznetsova posso dire solo questo. Ognuno di noi deve vivere all’altezza di ciò che ama. Ed io considero un grande onore essere sempre dalla parte di Svetlana Kuznetsova. Nella buona e nella cattiva sorte.

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