600 sfumature di Kuznetsova

«Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta ed essa è intesa unicamente per rivolgerla contro te stesso» scrisse Truman Capote che nella sua lungimiranza aveva forse previsto che un giorno il mondo del tennis sarebbe stato illuminato, turbato, sedotto, da Svetlana Kuznetsova. Non a caso l’inchiostro usato per scrivere la sua storia pare essere uscito dalla penna di Dostoevskij in quanto, vuoi per indole, vuoi per vissuto, il personaggio Kuznetsova custodisce in sé un qualcosa di quella indecifrabile duplicità, di quel dilagante misticismo che contraddistingue la terra che l’ha generata, la sconfinata Madre Russia. Supportata da una fisicità dirompente, Svetlana Kuznetsova possiede un talento cristallino, animato dalla dottrina russa per essere assemblato nell’espressione dalla pragmatica scuola iberica, così come il temperamento artistico sembra dibattersi tra lampi di classe destabilizzanti quanto a raffinatezza e un riflessivismo che la spinge a produrre una mole di gioco destinata a ingarbugliarsi tra soluzioni complesse da gestire.

Anche il primo torneo della stagione 2017, il Brisbane International, si è consumato nel segno dell’ambivalenza che fa di lei una duplice campionessa slam impossibile da contenere in certi giorni così come in altri incapace di esprimere un’infinitesimale porzione del suo inestimabile potenziale. Il traguardo delle 600 vittorie in carriera alla quale ne è seguita un’altra, apripista per il quarto di finale n.108 raggiunto – per 75 volte avrebbe proseguito fino alle semifinali, mentre in 39 occasioni si sarebbe spinta fino all’ultimo atto, riuscendo a farne propri 17 – ha reso meno amara l’uscita di scena rimediata per mano di Garbine Muguruza al termine di un match che pareva avere in pugno – ne è testimone una chance per il 5-1 – e in cui pure dopo aver perso il primo parziale – dove non è riuscita a convertire due set point – è continuata ad aleggiare la sensazione che alla russa bastasse un niente per risalire in cattedra e dominare la sua avversaria.

Sin dagli esordi Svetlana Kuznetsova è stata accusata di non aver mantenuto una serie di aspettative in lei riposte con conseguente dito puntato su presunte fragilità emotive e blocchi psicologici rei di averla prematuramente condotta in una sorta di Ade nei cui meandri è rimasta avvinghiata, salvo sporadiche zampate, per circa quattro anni. Oscurità dalla quale è riemersa, a dimostrazione di una forza caratteriale troppo spesso trascurata dai detrattori, ma che forse ha sempre aleggiato sul suo percorso professionale, quasi a ingigantire i lampi di luce da lei prodotti e tesi a infrangere quelle tenebre che, sotto alcuni punti di vista, hanno avvolto di fascino la sua figura al punto da farne, per molti, una numero 1 senza investitura ufficiale da parte del computer. Questo perché, quando Svetlana Kuznetsova entra in campo tutto può succedere.

Una chiave di lettura della giocatrice-persona Kuznetsova, aspetti inscindibili tra loro, potrebbe essere quella di smettere di imputarle pecche psicologiche e accettare che sia la sua duplicità, la sua ambivalenza, a coniare l’altra faccia della stessa medaglia, il deus ex machina di quella spiazzante imprevedibilità che fa di Svetlana la principale artefice delle sue vittorie e delle sue sconfitte. L’affetto che mi lega a questa giocatrice non mi impedisce di riconoscere come qualcosa di quella freschezza, di quella illuminata spensieratezza, o imprudenza, che ha accompagnato gli anni della sua gioventù, si sia fatta più contorta e muova corde più sottili, più vulnerabili. Allo stesso tempo però, Svetlana è diventata una donna di trentuno anni, più saggia, più matura, sempre più pacificata con quella parte di sé che forse, lei per prima, non è mai stata propriamente in grado di definire, di controllare.

Una delle più splendide e atroci contraddizioni di Svetlana Kuznetsova è che tutto ciò, vero o frutto di digressioni che sia, sarà sempre una delle molteplici sfumature che fanno di lei una donna limpida, eppure indefinibile nel profondo, in perenne simbiosi con quel dualismo che va rispettato perché molto più di una metafora di vita, bensì la sua essenza, la sua vita.

BRISBANE INTERNATIONAL – BRISBANE

WTA Premier – Australia  – January 2017 – Hard – Outdoor – $1,000,000

R32 [5] Svetlana Kuznetsova (Rus) [Q] Louisa Chirico (Usa – rank 67) 6-2 6-4

R16: [5] Svetlana Kuznetsova (Rus) def. Destanee Aiava (Aus – rank 386) 6-4 6-3

QF: [4] Garbine Muguruza (Esp – rank 7) def. [5] Svetlana Kuznetsova (Rus) 7-5 6-4

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