L’universo parallelo di Svetlana Kuznetsova

In un universo parallelo denominato Code 79274, separato e distinto seppure coesistente rispetto alla dimensione in cui il suddetto scritto è stato recapitato, il 27 giugno del 1985 Svetlana Kuznetsova nasce a San Pietroburgo, città di c’zar, letterati e compositori. Il padre, Aleksandr Kuznetsov, è un allenatore e pilastro della squadra sovietica di ciclismo su pista, la madre, Galina Tsareva, è stata una dominatrice nella medesima disciplina tra il 1969 e il 1980.

La prima differenziazione, o a seconda dei punti di vista incrinatura, tra le due dimensioni avviene nel momento in cui i genitori prendono atto della innata predisposizione della figlia per il gioco del tennis e decidono di trasferirsi tutti in un paese diametralmente opposto, almeno per quanto riguarda la sfera sociale ed emotiva, gli Stati Uniti. Poco importa specificare in quale Accademia Svetlana si sia trovata rigettata ad appena sette anni; ha semmai un notevole valore calcare la mano sull’Epifania caduta tra capo e collo al direttore di tal centro di formazione in quanto il talento della bambina russa apparve subito chiaro fosse rafforzato per via genetica da una straripante predisposizione alla fatica, nonché dalle principali doti atletiche quali forza, elasticità e rapidità comparabili a mini-robot-tennisti aventi almeno il doppio dei suoi anni.

Ancora scottati da alcune esperienze in precedenza verificatesi sul suolo yankee [come la precoce dipartita tennistica di Anna Kournikova o la catena di problematiche che sempre ha minato Jennifer Capriati] l’Accademia X decise di correre ai ripari e per rendere il quadro meno astratto possibile imposero alla giovane Svetlana un numero imprecisato di specialisti accuratamente scelti affinché si occupassero del suo sviluppo mentale e psicologico. Qualsiasi forma di approccio al match [dall’abilità nel fissare obiettivi per poi individuare, isolare e mettere in atto la strategia più idonea per afferrarli, al mantenere la concentrazione nell’arco del match fosse esso risolvibile in 40 minuti o in 4 ore, per arrivare a una insaziabile ferocia agonistica, che include sia il tanto caro agli americani killer instict che le innumerevoli sfaccettature che contraddistinguono un essere umano affinché possa essere definito tale; tirando per l’appunto una riga sopra a quelle caratteristiche che possono interferire con la professione come la capacità di simpatizzare con il mondo circostante] venne meticolosamente studiata e predisposta e così nella dimensione alternativa Code 79274 Svetlana Kuznetsova fu di conseguenza e per ingiunzione coniata a immagine e somiglianza di una macchina destinata a dimostrarsi vincente, sempre e comunque.

Siccome in qualsiasi Universo 2+2 fa sempre 4, il clamore generato dai traguardi tagliati, ma ancor più dai record battuti, da un tale esperimento di laboratorio, furono pari solo alla noia che adombrò il circuito WTA per una quindicina di anni. Per evitare di tediare il lettore specificheremo che Svetlana Kuznetsova vinse e rivinse tutto per poi rivincerlo ancora. Poche furono le cadute e quando avvennero tutte avevano una spiegazione logica e coerente, ma soprattutto facilmente individuabile e di conseguenza il team   [si dice composto da almeno una ventina di elementi intercambiabili con cui la giocatrice si rapportava in modo che pure la più banale forma di amicizia fosse scongiurata] poteva subito mettersi al lavoro per coprire una eventuale falla di sistema.

Da un pomeriggio parigino del 2004, quando opposta a una ormai ex connazionale [perché avevamo dimenticato di riportare che già a dodici anni la futura padrona del tennis era diventata cittadina americana] una certa Anastasia Myskina [di cui ignorava persino l’esistenza in quanto non l’aveva mai affrontata e lei era stata congegnata per occuparsi di un’avversaria alla volta], Svetlana si impose dopo oltre tre ore di battaglia al primo match point, per arrivare ai giorni nostri, Svetlana Kuznetsova ha espresso un tennis stratosferico ma, nonostante supportato da una classe evidente, quella sadica inclinazione a fare sempre la cosa giusta ne avrebbe irrimediabilmente appiattito il gioco, privandolo di qualsiasi estro, guizzo o soluzione artistica che potesse provocare nel pubblico un boato di meraviglia, uno stato di eccitazione, un moto di commozione.

Predisposta com’era stata sin da tempi immemori a separare vita e tennis, Svetlana non ha mai portato in campo un problema che la affliggesse [ammesso si sia mai abbattuta in una complicazione appartenente alla sfera privata] e, bandito il suo gioco da una qualsiasi imprevedibilità, era divenuta l’incarnazione di tutto ciò che di più prevedibile e scontato potesse essere visto in un’arena, quindi quasi impossibile da battere.

Ci è giunta voce che nell’universo in cui gli essere umani hanno banalmente battezzato il loro pianeta terra la storia di Svetlana Kuznetsova ha percorso altre vie, ha battuto capitoli dissimili. Giusto per raffrontare alcuni esempi qui riportati anziché negli Stati Uniti si è trasferita in Spagna e lo spostamento è avvenuto quando era ormai quindicenne e non è stato tanto drastico da prevedere un cambio di passaporto. Il match menzionato in occasione del Roland Garros 2004 contro Anastasia Myskina non venne chiuso al primo match point e a passare di turno in turno fino al successo finale sarebbe stata la sua avversaria. Svetlana avrebbe comunque dettato il suo status di campionessa purosangue conquistando il suo primo slam circa tre mesi dopo e tante sarebbero state le imprese totalizzate anno dopo anno ma, a quanto pare, non è mai divenuta una padrona come nell’Universo Code 79274 e questo perché [seppure non siamo i grado di comprenderne le ragioni] nel pianeta terra si sarebbe rivelata una giocatrice diametralmente opposta: la sua anima non avrebbe subito sfregi mantenendo intatto un prorompente misticismo russo artefice, si presume, di picchi sublimi quanto di black-out spiazzanti.

Per quanto agli abitanti dell’Universo Code 79274 risulti difficile da credere, anche solo da concepire, nel pianeta terra Svetlana Kuznetsova non è una macchina schiacciasassi bensì un essere umano. Non solo, nel pianeta terra Svetlana è un essere umano paradossalmente molto più fragile e sensibile della maggior parte degli esseri umani. Un essere umano che gioca un tennis meraviglioso, deliziato da un talento smisurato apparentemente impossibile da domare. Un essere umano che spesso si ritrova ingarbugliata nella lotta, e che, ancor più frequentemente, tale lotta non avviene contro un’avversaria, ma contro sé stessa.

Per vie traverse e – ne va della sicurezza di entrambi i pianeti destinate a rimanere segrete – dalla dimensione parallela Code 79274 abbiamo inviato materiale di archivio ad alcuni sostenitori di Svetlana Kuznetsova residenti nel pianeta terra. Eravamo certi che alla prospettiva di vederla tanto vincente e impeccabile avrebbero fatto richiesta di trasferirsi nel nostro Universo. Per farla semplice, abbiamo garantito loro che episodi come quello avvenuto durante il torneo di San Pietroburgo contro Yulia Putintseva, quando conduceva 5-3 nel set decisivo e ha perso il match, mai e poi mai sarebbero avvenuti. Qualcuno ha alzato la mano ed ha chiesto come sono finite da noi le maratone di Melbourne 2011 e Parigi 2015 contro Francesca Schiavone. Li ho rassicurati.

Eppure non hanno accettato il nostro invito. La Svetlana Kuznetsova dell’Universo Code 79274 a loro non interessa. Inizialmente hanno semplicemente motivato il loro rifiuto con questa frase: «La vostra versione non ci emoziona». Ho cercato in tutti i modi di farli ragionare. Ho elencato loro tutti quei trionfi, tutti quei record che ho qui omesso, anche per questioni di spazio. L’impossibilità di stabilire inizialmente una sorta di empatia con quegli individui può essere enunciata dalla pratica barbara di iniziare a prepararsi caffè a ripetizione perché, a loro dire, la mia cantilena li faceva addormentare. La nostra Svetlana Kuznetsova, a quanto pare, era più vincente, ma meno avvincente.

Esausto, ho chiesto semplicemente: «perché preferite la vostra versione?». Al che hanno iniziato a raccontare di incontri sconvolgenti: match vinti, altri persi al termine di fatiche e patimenti paragonabili solo a quelli vissuti da coloro che noi definiremmo martiri. Hanno narrato di aerei presi all’ultimo momento, di viaggi programmati di anno in anno, di ferie a lei dedicate, di sveglie puntate ad orari impensabili, di gioie irrefrenabili, persino di crisi isteriche e di pianti che li ha colti. Hanno parlato di lei. La Svetlana Kuznetsova dell’universo che gli esseri umani hanno ribattezzato pianeta terra pare possieda davvero un qualcosa di speciale. Di quel qualcosa nell’Universo Code 79274 non ce ne siamo mai occupati. Forse ci è sfuggito. Forse non c’é.

Ma da loro sì, c’é. A fare richiesta di trasferimento sono stato io.

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