Linda Evangelista, l’ottava meraviglia

«Bellezza e verità sono una cosa. 

Questo è quanto sappiamo sulla terra 

E questo è tutto che sapere importa».

John Keats

Una bellezza sconvolgente, non propriamente sensuale, semmai androgina, multiforme, levigata, minacciosa, spiazzante, aliena. Una bellezza che sembra aprire i cancelli per un nuovo mondo, inesplorato, pulito, ordinato, asettico. Di una sporgenza esasperatamente equilibrata sono gli zigomi,  perfetto è il taglio degli occhi, di colore verde smeraldo, di una finezza melodiosa è il disegno delle labbra, mentre il naso propone una forma particolare, si potrebbe quasi percepire un lieve difetto nella narice sinistra; un effimero dettaglio, una infinitesimale stonatura, quel tocco che la rende un esemplare inconfondibile. L’essere umano che più di ogni altro è stato  definito un capolavoro. L’ottava meraviglia. Linda Evangelista.

Linda Evangelista nasce il 10 maggio del 1965 a a St. Chaterines, cittadina canadese poco distante dalle cascate del Niagara che vanta il soprannome di “The Garden City” in quanto 4 kmdel suo territorio è formato da parchi, giardini e sentieri. È  la seconda di tre figli avuti da Tommaso, dipendente alla General Motors, e Marisa, segretaria contabile, entrambi immigrati italiani originari di Pignataro Interamna, in provincia di Frosinone. Quando inizia a frequentare la Denis Morris Catholic High School le viene consegnato un questionario e di fianco alla voce cosa vuoi fare da grande?; Linda scrive: la modella. Sin da adolescente la sua è una bellezza conturbante: i coetanei si sentono in soggezione e stentano a rivolgerle la parola ed i concorsi locali a cui partecipa le preferiscono fisionomie più classiche. A sedici anni la piccola agenzia a cui è iscritta riesce comunque a strappare un contratto in Giappone ma, giunta sul posto, le chiedono di posare nuda. Una richiesta che scuote Linda nel profondo al punto da spingerla a tornare in Canada e chiudere con il mondo della moda.

È la madre a tentare il tutto per tutto quando nel 1984, book alla mano, la iscrive al concorso di Miss Teen Niagara. A Linda non resta che partecipare. E vincere. Caso vuole che quell’anno ad assistere al concorso ci sia anche un rappresentate della Elite Model Managment che, tornato di fretta a New York allerta l’agente più cool del momento nonché fondatore della Elite stessa, John Casablancas «ho visto una ragazza che farà la storia».

Nell’autunno del 1984 Linda Evangelista sbarca nella Big Apple e il lancio lampo rappresentato dalla copertina del no. 11 della rivista francese L’Officel è via, via, rafforzato dalle prime pagine di Vogue, Harper’s, Bazaar, Glamour, Cosmopolitan, Mademoiselle, Elle, W, Marie Claire, Allure, Time, Interview, Newsweek, Rolling Stone, Cigar Adicionado e i-D. In meno di sei mesi il mondo della moda si ritrova ai piedi di Linda Evangelista, ma Casablancas la avverte: «Dai tutto quello che puoi, perché la tua carriera durerà al massimo tre anni». Linda Evangelista, la cui perfezione delle labbra è sempre stata supportata dalla sensatezza delle parole che ne uscivano, gli rispose: «Farò quanto necessario». 

È il 1985 quando Karl Lagerfeld, creative director di Chanel e Fendi la vuole a tutti i costi come testimonial. «Lavoro nel settore da trent’anni ma non ho mai lavorato con una modella tanto acuta, intelligente e perfezionista come Linda Evangelista. La maggior parte delle sue colleghe dopo un tot di scatti o di prove inizia a manifestare noia o comunque desiderio di passare a qualcosa di altro. Lei vuole ripetere, ripetere. Non è mai soddisfatta di ciò che fa». Vittima di un colpo di fulmine è pure Gianni Versace con cui Linda inizia a lavorare nel 1987 e questo solo perché nella mente dello stilista italiano per molto tempo continua ad albergare il dubbio che fosse «Troppo irreale anche per gli standard della moda».

All’alba degli anni ’90 qualsiasi brand di fama mondiale è disposto a tutto pur di averla sulla propria passerella. Valentino, Dolce & Gabbana, Chloé, Gianfranco Ferré, Giorgio Armani, Ralph Lauren, Jean Palul Gautier, Escada, Yves Saint Laurent, Calvin Klein, Dior, Max Mara; solo per citare i più noti. The Trinity, il trio delle tre più acclamate modelle su scala mondiale altro non poteva essere composto che da Christy Turlington, Naomi Campbell e Linda Evangelista. La canadese però va oltre e diviene la musa dei più importanti fotografi che offre la piazza, un nome su tutti Steven Meisel, l’uomo di Vogue nonché creatore di Twiggy; un tipo ombroso, considerato una sorta di prosecuzione di Richard Avedon ed Helmut Newton che molti anni dopo avrebbe confidato: «La prima volta che la fotografai mi resi conto di aver conosciuto il mio alter ego».

Lo sguardo impenetrabile, i tratti del volto inconfondibili, la falcata inimitabile, camaleontica al punto da cambiare per 17 volte colore e taglio di capelli in appena 4 anni, Linda Evangelista ha attraversato, condizionato, segnato, tutto ciò che può rientrare nella sfera glamour per l’intero arco degli anni ’90, musica compresa, dato che quando George Michael è al culmine della fama la vuole nei video Freedom e Too Funky.

Divenuta entità irrinunciabile verso la fine degli anni ’90 Linda inizia a centellinare le uscite in passerella. Definita nel 2001 la Callas della moda, l’anno seguente sfila esclusivamente per la collezione invernale di Versace e Dolce & Gabbana, mentre nel 2003 chiude la collezione autunno inverno di Chanel nel suggestivo Gran Palais di Parigi. Tre anni dopo aver sfilato per la linea Hermes di Jean Paul Gautier, nel luglio 2007, Linda Evangelista percorre per l’ultima volta una passerella in occasione della festa per il 60th anniversario della nascita del brand di Christian Dior. Uno dei principali saggisti della storia del costume, tale Tim Blanks, ricorda alla perfezione quel giorno: «Sapevamo che il mondo della comunicazione stava cambiando. Quando Linda chiuse la sfilata tutti capimmo che si sarebbe portata via un pezzo di storia». Semplicemente, con l’uscita di scena di Linda Evangelista finisce l’era delle super top model.

 

Una storia a cui, con il senno di poi, Linda Evangelista non avrebbe mai voluto far parte, seppure marginalmente, è l’azione civile intrapresa da Maria Cisto contro la mannequin e la Kenar Enterprises Ltd, rea nel 1991 di aver inviato a Sovoca, in Sicilia, i fotografi Rocco La Spata e Charles De Caro, i quali avrebbero fatto posare Linda insieme a sette anziane locali, dicendo loro che si trattava di una campagna contro l’’AIDS (come in effetti si rivelò essere dato che il ricavato di ogni scatto fu devoluto) e pagandole 10 mila lire. Le fotografie che avevano come intestazione la frase “La bella e le sette bestie” diedero vita a un processo lungo quasi dieci anni e i 20 milioni di vecchie lire di risarcimento andarono ai parenti della testardissima signora, una delle sette bestie per l’appunto, deceduta l’anno prima.

A procurarle sofferenze ben più difficili da elaborare è stata in ogni caso la sfera sentimentale: dal divorzio con l’agente Gerald Marie, alla fine improvvisa della storia, apparentemente solidissima, con l’attore Kyle MacLachlan, dall’aborto che ha scritto la parola fine alla relazione con il portiere francese Fabien Barthez, per arrivare al fallimentare rapporto con il miliardario Francois-Henri Pinault; padre del suo unico figlio Augustin James, che da dieci anni ne illumina il quotidiano.

Nonostante la celebre frase pronunciata tra il serio e il faceto nel 1990 e destinata a essere stampata su t-shisrt e oggettistica varia «non mi alzo da letto per meno di 10.000 $ al giorno», con il passare degli anni uno degli aspetti più destabilizzanti di Linda Evangelista si è rivelata la sua tendenza a minimizzarsi. «Essere considerata meravigliosa è gratificante, ma se lo sono stata è solo perché ho sempre cercato di confrontarmi con il mio lavoro nel modo più razionale possibile. Il mondo della moda comprende aspetti superficiali, ma allo stesso tempo se vuoi lavorare bene, non puoi limitarti a lavorare sul tuo aspetto, devi lavorare su quello che sei e su quello che giorno dopo giorno puoi diventare. Per quanto un fotografo sia bravo, per quanto le luci possano mascherare dei difetti, quello che sei tu, dentro, uscirà fuori. Nessun fotografo potrà renderti qualcosa di diverso da quello che sei. Se sei una persona negativa, invidiosa, rancorosa; quella negatività, quell’invidia, quel rancore, prenderà forma da qualche pare, fosse pure in una strana piega delle labbra. Ho deciso di mettere da parte qualsiasi aspetto competitivo e di concentrare le mie energie su ciò che potevo controllare del mio lavoro, ai fini pratici molto poco: me stessa».

Riguardo alla presa di posizione di rifiutare servizi di nudo integrale ha così motivato la sua scelta: «Dopo aver visto tante foto di mie colleghe ho capito che preferivo guardare le loro, di foto nature. Erano tutte più belle di me. Io amo la moda, non ambisco certo ad apparire a tutti i costi». Il tempo ha inoltre confermato come l’amicizia che si raccontava legasse Linda a Stella Tennant, Christy Turlington, Naomi Campbell, Tatjana Patitiz, Helena Christensen, Claudia Schiffer ed Eva Erzigova non fosse una faziosa mossa di marketing: «Credete che durante questi trent’anni se tra noi ci fossero stati screzi o gelosie non sarebbero venute fuori? Non è successo per un motivo molto semplice: eravamo amiche. Eravamo sulla stessa barca dorata e credo che una delle nostre fortune sia stata quella di essere consapevoli di quanto eravamo fortunate».

Spesso corteggiata dal mondo del cinema e da alcuni brand disposti ad investire su eventuali linee da lei create, Linda ha motivato i suoi rifiuti in questo modo: «Provo una profonda ammirazione per Charlize Theron, per Jennifer Lopez e tantissime altre ex colleghe. Mi chiedo come sia possibile fare bene così tante cose. Io non ne sarei capace. Fare qualcosa di pubblico significa cimentarsi in qualcosa che possa rappresentare per altre persone una fonte di ispirazione. Deve apportare qualcosa di buono. Ad esempio io non uso Facebook o Twitter perché non voglio scrivere fesserie o autorizzare altri a riportare fesserie sul mio conto. Instagram invece mi piace perché si basa principalmente sulle foto e io sono cresciuta con il culto dell’immagine. Non faccio belle foto, ma esse mostrano un pezzetto del mio mondo attuale».

Tuttora testimonial per L’Oreal, Prada, Dsquared e Moschino; Linda Evangelista detiene qualsiasi record registrabile nel campo della moda quanto a apparizioni, copertine, servizi, ingaggi, persino abiti o foto battute all’asta. Quando il Museo Guggenheim ha sentito la necessità di esporre un’opera che attraversasse il tema dell’essere androgino ha acquistato la celebre immagine scattata per Kenar dal titolo Linda bacia Linda. Di grande impatto anche gli scatti di Helmut Newton dove Linda sembra trasfigurarsi in Sophia Loren, ma potrebbe essere pure Ava Gardner, e vaga per le strade di una New York deserta, ammutolita al suo cospetto. Oltremodo toccante è la fotografia firmata da Steven Meisel e considerata metafora dell’amore primordiale in cui Linda è dolcemente abbracciata dalla proboscide di un elefante per dar vita a un’immagine dove grazia e forza si amalgamano tra loro al punto da far sorgere il dubbio su chi dei due stia cercando di proteggere l’altro.

Stando alle parole del suo primo agente avrebbe dovuto avere una carriera lunga tre primavere, invece, dopo oltre trent’anni, la magia è rimasta intatta. Qualche chilo di troppo e la comparsa di qualche ruga non hanno scalfito il mito di Linda Evangelista, tuttora considerata all’unanimità la top model tra le top model per aver elevato il proprio lavoro a vera e propria forma d’arte. Lei, Linda Evangelista, la figlia di un secolo che l’ha eletta ottava meraviglia.

One comment

  1. hh

    bella, ma soprattutto intelligente e diretta, una rarità
    oggi alcune modelle rilasciano interviste che sono imbarazzanti

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