Wimbledon Juniores, tra stelle e meteore

Quando il 7 luglio del 1985 il diciassettenne Boris Becker ha trionfato a Wimbledon, l’edizione Juniores se l’era aggiudica un suo coetaneo, il messicano Leonardo Lavalle, che nel ranking ATP non riuscirà mai a sfondare il muro dei top 50. Che valore ha un successo tra gli Juniores alla luce di simili imprese? Un vincitore di Wimbledon under 18 ha buone probabilità di sfondare tra i professionisti? Di diventare un campione di Wimbledon? Albo d’oro alla mano; Bjorn Borg, Stefan Edberg, Pat Cash e Roger Federer sono gli unici vincitori del torneo Juniores maschile capaci di affermarsi anche tra i senior. Senza dimenticare che “l’orso svedese” era appena quindicenne quando ha vinto Wimbledon “dei piccoli”, mentre Cash, Edberg e Federer avevano diciassette anni. Tra tutte le vincitrici del torneo Juniores femminile solamente due sono riuscite nell’accoppiata Juniores-senior: Martina Hingis, a quattordici e a diciassette anni, e Amelie Mauresmo, a diciassette e a ventisette anni. Dal 1970 in poi, se si esclude il grande Ivan Lendl, la mezza conferma Thomas Enqvist e la meteora Chris Lewis, nessun altro vincitore di Wimbledon under 18 è mai riuscito a disputare una finale di uno Slam, privilegio che è invece spettato a un finalista, Mark Philippoussis. Tra le donne, sempre se si considerano le campionesse under 18 dal 1970 in poi, si registrano i successi di Mima Jausovec poi regina al Roland Garros, di Tracy Austin due volte vincitrice all’US Open, Jelena Ostapenko, principessa a Parigi nel 2017 e Caroline Wozniacki, finalmente con uno slam in mano all’Australian Open 2018. All’ultimo atto di uno Slam sono invece giunte Zina Garrison a Wimbledon nel 1991, Natasha Zvereva umiliata agli Open di Francia 1988 e Agnieszka Radwanska, seconda a Wimbledon 2012.

I restanti campioni “in erba” nella migliore delle circostanze sono diventati eccelsi doppisti, in alcuni casi si sono rivelati dignitosi giocatori, la maggior parte sono caduti nell’oblio. I motivi spaziano da un Circus incline a stritolare i baby prodigio, al disinteresse da parte di tanti futuri campioni verso il circuito Juniores per “farsi le ossa tra i pro”. Senza dubbio ogni tennista ha un proprio personalissimo percorso di maturazione e molto spesso si allude a come i tempi siano “cambiati” e si siano dilatati. Ma da quando questi tempi sarebbero cambiati? Serena Williams si affaccia sul nuovo millennio con uno Slam vinto a diciotto anni, Venus a vent’anni vince Wimbledon e l’US Open. Lleyton Hewitt ha vent’anni quando si impone all’US Open, ventuno quando domina Wimbledon. Roger Federer a ventidue anni non ancora compiuti imprime il primo di otto sigilli sui verdi campi del All England Tennis and Croquet Club. Justine Henin a vent’anni vince il primo French Open. Nel 2004 la diciassette Maria Sharapova vince Wimbledon, quello vero, e la diciannovenne Kuznetsova sventola la bandiera russa su New York. Nel 2005 Rafael Nadal ha diciannove anni e conquista il primo di dieci Roland Garros. Tre anni dopo un Novak Djokovic non ancora ventunenne trionfa all’Australian Open, così come Andy Murray è finalista all’US Open. Il già citato successo di Jelena Ostapenko nella capitale francese sembra confermare come, chi ha le carte in regola per lasciare un segno, inizi a vincere intono ai vent’anni pure adesso. Cosa aspettarci dagli ultimi giovanissimi vincitori di Wimbledon? Ai posteri l’ardua sentenza. Per adesso limitiamoci a ripercorrere un po’ di storia dell’evento Juniores.

Il singolare maschile e femminile Juniores di Wimbledon vede la luce nel 1947. Tra i ragazzi vince il danese Kurt Nielsen contro quello che diventerà il primo tennista a regalare, nel 1957, uno Slam alla Svezia, Sven Davidson. Contrariamente a Davidson, che nello Slam londinese riservato ai professionisti non andrà mai oltre alla semifinale, Kurt Nielsen disputerà due finali nel 1953 e nel 1955; perdendo la prima contro Vic Seixas e la seconda contro Tony Trabert. Nel 1948 e nel 1949 si ripete lo svedese Staffan Stockenberg, che tra gli adulti non sfonderà mai. Nel 1956 lo statunitense Ronald Holberg in finale rifila un netto 6-1 6-1 a un rossiccio e mancino diciottenne australiano, destinato a conquistare il Grande Slam e a prendersi Wimbledon nel 1961, nel 1962, nel 1968 e nel 1969: Rod Laver. Nel 1961 si impone Clark Graebner, che sarà semifinalista a Wimbledon nel 1968 e finalista all’US Open l’anno prima. Un altro statunitense vince nel 1961, tale Stanley Matthews, che batte il russo Alex Metreveli, abbonato alla finale dato che nel 1973 perderà contro Jan Kodes. Sia nel 1961 che nel 1962 la Russia si rifà con le donne, vince infatti Galina Baksheeva, poi persasi nel mondo professionistico ma che ha funto da battistrada ad Olga Morozova, campionessa Juniores nel 1965; e che nel 1974 raggiungerà la finale sia al Roland Garros che a Wimbledon per essere sempre sconfitta da Chris Evert. Nel 1964 vince il diciassette egiziano Ismail El Shafei; giocatore di talento che prima di passare al professionismo si laurea in economia e scienze politiche all’Università del Cairo e che nel 1974 riesce a spingersi fino ai quarti di Wimbledon, dove cede a Stan Smith, diventano però uno dei quattro uomini capaci di battere Bjorn Borg nello Slam londinese. Nel 1967 si insinua Manuel Orantes, destinato a diventare numero due del mondo, ad agguantare una vittoria all’US Open, una finale al Roland Garros e una semifinale a Wimbledon. Sia nel 1969 che nel 1970 si ripete il sudafricano Byron Bertram, attaccante puro che nel luglio del 1976 conosce il suo best ranking con la 51esima posizione e che a Wimbledon non arriverà mai oltre i quarti di finale.

Nel 1972 sull’albo d’oro del torneo Juniores viene inciso un nome destinato a fare la storia di Wimbledon dato che dominerà dal 1976 al 1980: Bjorn Borg. Nelle annate 1973 si 1974 vince Billy Martin, che non entrerà mai tra i primi trenta giocatori del mondo. Nel 1974 tra le ragazze si fa largo Mima Jausovec, che raggiungerà tre finali al Roland Garros vincendo l’edizione 1977, orfana di Chris Evert. Nel 1975 trionfa Chris Lewis, che otto anni dopo, senza essere testa di serie, diventa il primo neozelandese ad arrivare in finale ai Championships dopo Anthony Wilding, che aveva perso nel 1914 dopo aver vinto consecutivamente dal 1910 al 1913. Nell’atto conclusivo, Lewis viene sgambettato da John McEnroe. Nel 1976 Heinz Gunthard diventa il primo elvetico ad aggiudicarsi Wimbledon Juniores. Le vie del professionismo saranno per lui irte e disseminate di ostacoli, come però coach si toglie grandi soddisfazioni con Steffi Graf, che segue dal 1992 fino al 1999. Per ritrovare un grande campione bisogna attendere che nel 1978 prenda piede il diciottenne Ivan Lendl. Destinato a regnare nel Circuito ATP per 270 settimane, a vincere 94 titoli di cui 8 prove del Grande Slam e 5 Master, Ivan riuscirà a domare tutti e tutti tranne l’erba di Wimbledon. Il 1978 è l’anno anche della sedicenne Tracy Austin, che l’anno dopo arriverà in semifinale a Wimbledon e che, nel 1979 e nel 1980 trionferà all’US Open.

Figlio di quel Ramanathan Krishnan, capace di vincere tra gli juniores nel 1954, nel 1979 è la volta Ramesh Krishnan; mentre nel 1980 il diciassette Thierry Tulasne diventa il primo francese a imporsi tra gli under 18. Nel 1981 Matt Anger frena Pat Cash. L’australiano si rifà nel 1982, sia in singolare che in doppio insieme al connazionale John Frawley. Nel 1981 tra le donne vince Zina Garrison che dieci anni più tardi batte Monica Seles e Steffi Graf prima di’inchinarsi in finale a Martina Navratilova. Stefan Edberg detta legge nel 1983; e non solo a Londra, il diciassettenne svedese realizzerà infatti il Grande Slam Juniores. Il primo ed unico successo italiano arriva nel 1987 con Diego Nargiso, che in finale batte il diciassettenne aussie Jason Stoltenberg; il quale vince il doppio insieme al sedicenne Tood Woodbridge. Tra le fanciulle, sia nel 1986 che nel 1987 l’occhio di bue si ferma su Natalia Zvereva, classe 1971, capace nell’anno della replica di far proprio anche il doppio, insieme alla Medvedeva. Mentre nel 1988, Woodbridge e Stoltenberg fanno il bis in doppio; il venezuelano poi desaparecido Nicolas Pereira è dittatore nel singolare maschile. Dopo due successi in doppio, nel 1989, a diciotto anni Todd Woddbridge raggiunge la finale anche in singolare, viene però sconfitto dallo svedese Nicklas Kulti. Nello stesso anno l’albo d’oro del doppio fa posto alla tredicenne Jennifer Capriati che vince insieme a Meredith McGrath; quest’ultima superata in singolare dalla come lei diciassettenne Andrea Stradova, che rivince nel 1989 in singolare e abbina il doppio con la connazionale Karina Habsudova. Tra i maschietti, il 1990 vanta il nome di Leander Paes; a cui il futuro riserverà una carriera modesta da singolarista quanto una sfolgorante da doppista con ben 13 titoli in bacheca tra doppio maschile e doppio misto.

LONDON, ENGLAND – 1994: Martina Hingis of Switzerland lifts the trophy after defeating Jeon Mi-ra of South Korea (not in picture) in the Junior Girls’ Singles Final of the Wimbledon Lawn Tennis Championships at the All England Lawn Tennis and Croquet Club, circa June, 1994 in London, England. (Photo by Professional Sport/Popperfoto/Getty Images)

Nel 1991 Thomas Enqvist diventa il quinto e finora ultimo svedese a vincere il titolo Juniores; così come tra le ragazze si registra il tuttora isolatissimo successo di una tedesca: Barbara Rittner. Il doppio maschile va invece alla “strana coppia” formata dal marocchino Karim Alami e dal canadese Greg Rusedski. Se nel 1992 vince il tuttora in attività David Skoch, che mai varcherà i top 100, tra le signorine dice la sua Chanda Rubin, che nell’aprile del 1996 arriverà al sesto posto della classifica WTA. Nel 1993 Rita Grande diviene la prima azzurra a disputare una finale a Wimbledon Juniores, che perde contro la belga Nancy Faber, imbattibile anche in doppio. Nel 1994 è la volta della non ancora quattordicenne Martina Hingis, che trionferà tre anni dopo in finale su Jana Novotna. Nel 1996 dilaga Amelie Mauresmo, sia in singolare che in doppio insieme a Olga Barabanschikova; mentre esattamente dieci anni dopo la francese batterà Justine Henin in finale ai Championships. Tra i maschietti, dal 1994 al 1996, più dei vincitori Scott Humphries, Olivier Mutis e Vladimir Volckov, diventeranno noti i vinti”: Mark Philippoussis, che nel 2003 perderà in finale contro Roger Federer; Nicolas Kiefer e Ivan Ljubicic. Se nel 1996 Daniele Bracciali vince in doppio insieme al canadese Jocelyn Robuchaud; l’anno prima la sedicenne Cara Black ottiene il primo successo in coppia con la polacca Aleksandra Olsza, quest’ultima vince anche in singolare. La Black rivince l’edizione nel 1997 sia in singolare che in doppio insieme a Irina Seljutina; confermandosi ottima doppista tanto che nell’albo d‘oro del doppio femminile incide il proprio nome tre volte; due insieme a Liezel Huber e una con Rennae Stubbs.

Nel 1998 emerge Roger Federer, sia in singolare che in doppio insieme al belga Olivier Rochus. Nello stesso anno azzanna il trofeo la slovena Katarina Srebotnik; che a Wimbledon rivincerà seppure in doppio insieme all’ormai ex compagna Kveta Peschke. Il 1999 è la stagione di Jurgen Melzer, mentre in doppio prevalgono gli argentini Coria & Nalbandian. Nel 2000 conquista il titolo Nicolas Mahut, lo sfortunato francese che per vincere un titolo ATP dovrà attendere l’erba di ‘s-Hertogenbosch 2013. Dopo alcuni anni di transizione, in cui vale citare il successo nel 2002 di Borgonra Zahlavova-Strycova insieme ad una Clijsters, ma non Kim bensì sua sorella Elke; nel 2003 il Belgio gongola per la vittoria di Kirsten Flipkens su Anna Chakvetadze. A breve termine i grandi traguardi li coglierà “la pianista russa”, ma sulla distanza Anna è scomparsa mentre Kirsten sta vivendo una seconda giovinezza. Nel 2004 il doppio premia le bielorusse Victoria Azarenka e Olga Govorcova. Vika rivince nel 2005, sempre in doppio, seppur insieme ad Agnes Szavay, nuovamente contro la neozelandese Marina Erakovic e la rumena  Monica Niculescu. Nel 2004 tra i ragazzi si staglia lo scultorio Gael Monfils mentre tra le signorine Ana Ivanovic si piega al cospetto dell’ucraina Kateryna Bondarenko. Nel 2005 si disputano due finali tutte europee: spiccano Jeremy Chardy su Robin Haase e Agnieszka Radwanska su Tamira Paszek. Un anno dopo è il momento di Thiemo De Bakker e Caroline Woozniacki. Sia nel 2006 che nel 2007 Anastasia Pavlyuchenkova mette in cassaforte due titoli in doppio, il primo in tandem con Alisa Klejbanova, il secondo insieme ad Urszula Radwanska, che ripercorre le orme della sorella e si replica in singolare. Il 2007  è anche l’anno in cui gli azzurri Matteo Trevisan e Daniel Lopez risultano imbattibili in doppio. 

Nel 2008 l’albo d’oro propone Grigor Dimitrov e la quattordicenne Laura Robson. Il bulgaro vanta finora una semifinale nel “Wimbledon dei grandi”, e con i suoi otto titoli ATP e la nomina di maestro c’è da aspettarsi sempre un colpaccio; mentre l’inglese d’adozione pare essersi prematuramente arresa al polso destro. Nel 2009 la tailandese Noppawan Lertcheewakarn sbarra la strada sia in singolare che in doppio a Kristina Mladevonic; mentre nel tabellone maschile alza le braccia al cielo Andrey Kuznetsov. L’insipida manifestazione 2010, vinta da una delle gemelle Pliskova, Kristyna; vede nel doppio la vittoria di Sloane Stephens e Timea Babos. Nel 2011 saltano di gioia i “canguri” Luke Saville, classe 1994, e Ashleigh Barty, appena quindicenne. Il 2012 è la stagione del canadese Filip Peliwo che ventinove anni dopo Stefan Edberg raggiunge la finale in tutti e quattro i tornei juniores del Grande Slam ma, a differenza dello svedese non riesce a vincere l’Australian Open, dove perde da Saville, e il Roland Garros, dove viene sconfitto dal belga Coppejans; mentre trionfa a Wimbledon, e all’US Open su Liam Broady. Già vincitrice l’anno prima in doppio in coppia con Grace Min, nel 2012 tra le fanciulle primeggia Eugenie Bouchard sia in singolare, su Elina Svitolina, che in doppio insieme all’americana Taylor Towsend. Campioni nella stagione 2013 sono invece l’azzurrino Gianluigi Quinzi e la sedicenne elvetica Belinda Bencic, forse un po’ troppo prematuramente accostata a Martina Hingis che, più o meno alla stessa età si imponeva sì a Wimbledon, ma a quello dei grandi. Merita inoltre di essere citato Nick Kyrgios due volte imbattibile nella categoria di doppio, nel 2012 con Andrew Harris sugli italiani Donati e Licciardi e nel 2013 con Kokkinakis.

A sette anni di distanza dal bizzoso Donald Young, nel 2014 gli Stati Uniti propongono in finale l’allora sedicenne Stefan Kozlov e il diciottenne Noah Rubin; vince quest’ultimo. Tra le donne lo stesso anno si fa sentire Jelena Ostapenko, rincalzata dalle russe Sofya Zhuk – svettata ai danni della connazionale Blinkova – e Anastasia Potapova. Nel frattempo tra i maschietti si erano dati da fare un altro yankee, Reilly Opelka, e il mancino canadese Denis Shapovalov – che diventato pro vanta già gli scalpi di Nadal, del Potro, Raonic, Tsonga e Nishikori -. I verdetti del 2017 parlano della statunitense di origini asiatiche Claire Liu – che circa un mesetto prima aveva ceduto il Roland Garros alla compatriota Whitney Osuigwe mentre sull’erba di Londra aveva vinto il doppio nel 2016 – e di Alejandro Davidovich Fokina, di origine russa ma il cui passaporto spagnolo lo rendono il primo iberico dai tempi di Orantes a districarsi sull’erba di Wimbledon Juniores.

Il canadese Denis Shapovalov, vincitore nel 2016 sull’australiano Alex De Minaur con il punteggio di 4-6 6-1 6-3

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