Le resurrezioni di Stanley Spencer

Cookham è un grazioso villaggio di circa 5000 anime adagiato nel lato nord orientale del Berkshire. Lambito dalle acque pacifiche del Tamigi, la splendida vista di cui si può godere da una collinetta che si staglia a est, mentre alle proprie spalle si estendono i boschi che conducono a Cliveden, trasmette la quiete, l’armonia, la pace riconducibili a quei luoghi silenziosi, eterei, quasi fossero sollevati da una qualsiasi forma di orrore. Non a caso Stanley Spencer vide il suo villaggio natale come un paradiso in cui tutto era investito di significato mistico e ispirandosi a quei luoghi adattò scene bibliche raffigurando i compaesani come personaggi del Vangelo. Ma se pochi anni dopo la guerra sfiorò appena il suo paese, la ferocia del conflitto non risparmiò l’artista che nel 1926 dipinse l’inquietante “The Resurrection Cookham” – opera monumentale di 2 metri e 743 cm x 5 metri e 486 cm – in cui gli abitanti di Cookham, compresi l’artista e i suoi familiari, escono dalle loro tombe e si spingono nelle strade, andando incontro a Dio, trasfigurando una speranza di risurrezione dei morti, in contrasto con gli inganni e le crudeltà a cui si è destinati assistere in vita.

Stanley Spencer nasce a Cookham il 30 giugno del 1891. Settimo tra undici fratelli, di cui due morti in tenera età, era figlio di un insegnante di musica e organista di chiesa e di Anna Caroline Slack, una donna con lo spiccato senso artistico seppure mai approfondito. La famiglia viveva in una villa di proprietà, chiamata “Fernlea”, la quale era stata costruita dal nonno paterno, un maestro muratore. Trasferitosi a Londra per studiare alla “Slade School of Fine Art” della “University College”, la mano e la mente originale di Spencer conquistarono un insegnante di grido quale Henry Tonks e i suoi primi dipinti vinsero innumerevoli premi tra cui lo “Slade Composition” – per l’opera “Nativity” – e già nel 1912 diverse sue opere vennero inserite nella mostra del 1912 sul “Secondo Pos-Impressionismo”, organizzata nella capitale del Regno Unito dal celebre critico d’arte Roger Fry.

L’ascesa artistica di Stanley Spencer venne però bruscamente interrotta dallo scoppio della prima guerra mondiale. Arruolatosi presso la Royal Army Medical Corps, si ritrovò allocato al Beaufort Hospital di Bristol; punto focale per il rimpatrio dei soldati gravemente feriti sul fronte occidentale. L’essere a stretto contatto con tanta sofferenza fu un’esperienza drammatica, destinata a ingigantirsi dall’agosto del 1916 quando, inviato in Macedonia, si offrì volontario per essere impiegato in fanteria. I due anni al fronte, tra le file del 7º battaglione Royal Berkshire, furono l’apice di un trauma destinato ad accompagnarlo per il resto dei suoi giorni. Congedato a causa dei persistenti attacchi di malaria, nell’inverno del 1918 tornò in Gran Bretagna ma, ripreso in mano il pennello, gli orrori della guerra riemersero palesando un’evidenza innegabile: Stanley Spencer era un uomo irrimediabilmente segnato.

Quando nel 1919 gli chiesero di eseguire un dipinto in cui rievocasse gli anni della Macedonia per la Hall of Remembrance; Stanley Spencer concepì lo straziante “Travoys Arriving with Wounded at a Dressing Station at Smol, Macedonia, September 1916”, attualmente conservato al Imperial War Museum. Incastrato a una sofferenza impossibile da respingere, nel 1926 avrebbe dato vita a “The Resurrection Cookham”, il quale fu presentato nel febbraio del 1927 alla personale della Galleria Goupil dedicata a Spencer. Il giorno dell’inaugurazione un critico d’arte del Times descrisse “The Resurrection Cookham” come «il più importante quadro di un artista inglese in questo secolo». La mostra si distinse e passò alla storia come per il suo immenso successo: vennero infatti venduti ben 39 dipinti di Stanley Spencer; tra essi spiccava “The Resurrection, Cookham”, il quale fu acquistato dal barone Lord Duveen, che in seguito lo cedette alla Tate Gallery di Londra.

“The Resurrection, Cookham” uno dei capolavori di Stanley Spencer

Il matrimonio con Hilda Carline, una studentessa dalla Slade School nonché sorella degli artisti Richard e Sydney Carline  – che avrebbe dato a Stanley due figlie, Shirin e Unity – non lo estraniò dalla dimensione spettrale in cui era rimasto incastrato. Quando i coniugi Behrend gli commissionarono  una serie di dipinti in memoria del fratello di Mrs. Behrend, deceduto mentre era sotto alle armi, il ciclo decorativo di 19 dipinti ispirati a scene di guerra sortì un impatto struggente, soprattutto per “Resurrection of the Soldiers“, fulcro conclusivo del percorso, ambientato all’esterno del villaggio di Kalinova, in Macedonia, e raffigurante i soldati morti che riemergono dalle loro tombe. Presi a modello gli affreschi di Giotto per la Cappella degli Scrovegni di Padova, Stanley Spencer lavorò a questa colossale mssione quasi ininterrottamente tra il 1926 e il 1932, vivendo in una casa a fianco della  Sandham Memorial Chapel a Burghclere; dove venne inserito.

Eletto membro della Royal Academy of Arts, nel 1932 espose dieci opere alla Biennale di Venezia finché, rincasato a Cookham, sembrò pronto per dare una sterzata ai temi delle sue sue produzioni prima con i poetici “Saint Francis and the Birds” e “The Dustman” – i quali furono entrambi rifiutati per partecipare alla Royal Academy Summer Exhibition -; poi con una serie di nove dipinti conosciuti come “Domestic Scenes” i quali videro protagonista la moglie Hilda, catturata mentre svolgeva mansioni domestiche. 

In molti faticarono a comprendere da dove giungesse la spinta per un cambiamento tanto drastico e, solo nel 1937, quando Stanley e Hilda divorziarono, venne additata come responsabile la vicinanza di Patricia Preece, pure lei artista, seppure dal talento scarseggiante. Difficile sapere con certezza se il periodo dedicato ai ricordi di guerra sia stata una fase artistica volutamente archiviata  o se la scelta di proporre soggetti candidi, legati alla vita familiare fosse mosso da un desiderio di purezza, da un tentativo di fuga da una tentazione irrefrenabile nei confronti di una donna con cui – ne sarebbero stata conferma diari e lettere – non avrebbe comunque mai consumato il successivo matrimonio in quanto lesbica e troppo fedele all’amica Dorothy Hepworth. 

La sola cosa certa è che Patricia posò nuda per Stanley Spencer per quindi spingerlo a dar vita a molteplici dipinti di natura commerciale, soprattutto paesaggi, oltre ad almeno un centinaio di opere a matita, conosciute come gli “Scrapbook Drawings“, per alcuni dei quali fu anche accusato di oscenità dalla Royal Academy. Ad ogni modo, nell’immaginario collettivo Stanley Spencer rimase un pittore “di guerra”, al limite “biblico”, e nel 1940 venne inevitabilmente incaricato dal War Artists’ Advisory Committee di dipingere gli operai al lavoro nei cantieri Lithgows a Port Glasgow, sul fiume Clyde, in Scozia. Le otto tele, delle tredici inizialmente previste, alcune lunghe fino a sei metri, vennero nominate “Shipbuilding on the Clyde” e si trovano attualmente all’Imperial War Museum, inclusa la celebre “The Resurrection: Port Glasgow”.

Nel settembre del 1945 Stanley Spencer fece per l’ennesima volta ritorno al suo paese natale, questa volta nella villa di famiglia, all’epoca abitata dal fratello Percy. Così come i fantasmi della guerra albergavano ancora nella sua mente, l’ostinazione nell’inviare quotidianamente lettere appassionate alla ex moglie Hilda avrebbe denotato come quel primo divorzio fosse stato un errore inconcepibile. Non smise di scriverle nemmeno quando nel 1950 la donna morì, a causa di un tumore al seno, denotando un’innocenza al limite dell’ingenuità, forse persino una vena di pazzia incurabile, così come letale fu la passione passeggera, oltre che priva di sbocchi, per la Preece.

Ormai considerato uno dei principali pittori viventi, nella primavera del 1954, il governo cinese invitò varie delegazioni occidentali a visitare la “patria di Mao” per il quinto anniversario della “Rivoluzione del ’49“ e tra loro fu incluso Stanley Spencer. Tempo quattro anni e non solo l’Università di Southampton gli consegnò una laurea ad honorem in lettere, la regina Elisabetta II ne riconobbe l’immenso valore nominandolo Cavaliere del Regno Unito. Nel frattempo Sir Stanley Spencer non era rimasto con le mani in mano dato che dall’autunno del 1955 aveva riversato anima e corpo in un nuovo ciclo: “Christ Preaching at Cookham Regatta”. In perfetta linea  con la sua vita, il destino si dimostrò però impietoso. 

Ammalatosi di tumore allo stomaco, nel dicembre del 1958 si sottopose a un intervento chirurgico e, una volta dimesso, si stabilì a casa di un amico nei dintorni di Cliveden dove, tra il 12 e il 16 luglio del 1959 realizzò un toccante autoritratto: la sua ultima opera. Con ancora “Christ Preaching at Cookham Regatta” incompiuto e depositato a Fernlea, ormai consapevole di essere giunto al termine del proprio viaggio, Stanley Spencer espresse il desiderio di spegnersi nella casa d’infanzia. Nemmeno in questo caso il tempo gli fu sufficiente. Stanley Spencer morì il 14 dicembre del 1959 ed a Cookham giunse in cenere, per essere disperso sul sagrato della chiesa, dove venne affisso un memoriale di pietra. 

Lo sguardo fiero, quasi di sfida, che fuoriesce dai suoi autoritratti, la tristezza che trasuda dalle pennellate che hanno immortalato Hilda in contrasto con le lascive pose di Patricia, l’inferno della guerra, il bisogno di materializzare quella resurrezione in cui credeva, di dare forma a quel paradiso che dal cielo, Stanley Spencer volle a tutti i costi vedere anche sulla terra; perché: «ho seppellito così tante persone e visto così tanti corpi martoriati da convincermi che la morte non poteva essere la fine di tutto».

“Resurrection of the Soldiers”, fulcro conclusivo del ciclo decorativo di 19 dipinti ispirati a scene di guerra

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