Nadia Comaneci, il coraggio della perfezione

L’esito della seconda guerra mondiale e la conseguente assegnazione della Romania al blocco sovietico, autorizzò l’Armata Russa a comportarsi come una qualsiasi forza di occupazione. Le persecuzioni nei confronti di ogni nemico, reale o immaginario, del regime comunista ebbero inizio deportando i “tedeschi etnici” e gli “oppositori” nelle miniere di carbone di Donbas. Nel momento in cui la Romania poté contare su una stabilità rossa”, il numero degli arresti si estese agli intellettuali, gli uomini di chiesa, gli insegnanti, gli studenti che – ispirati al modello della rivolta organizzata a Bucarest nel 1956 – osavano urlare il loro bisogno di libertà. Circa un quinto dei prigionieri morì di stenti, per incidenti sul lavoro o per malnutrizione. Erano anni duri, bui, crudeli. Erano gli anni di Gheorghe Gheorghiu-Dej; quando nell’autunno del 1961 ad Onesti, in un piccolo appartamento da cui si scorgevano i Carpazi, Stefania-Alexandrina, incinta di otto mesi, vede in TV un film di cui mai ricorderà il titolo, mentre il nome della protagonista, quello sì, le si fisserà nella mente. Quel nome era Nadia, diminutivo di Nadežda – “speranzain russo-. Fu così che il 12 novembre 1961, alla nascita della figlia, quel nome riaffiora. Il padre Gheorghe è d’accordo. In quegli anni c’era fame pure di speranza. Per le autorità si trattava di un nome come un altro. Venne registrata come Nadia Comaneci. 

Il colpo di fulmine tra Nadia e la ginnastica artistica avviene quando ha tre anni. Ad ogni modo, se pure i genitori la portano tutti i pomeriggi, per un’ora, a fare ginnastica nelle sale del circolo sportivo “Flacăra”; sarà invece nella palestra della scuola che, nel 1967, Béla Károly – in visita nell’istituto alla ricerca di nuovi talenti – si rende conto di trovarsi di fronte all’incarnazione ginnica della perfezione. Il provino consiste nel saltare, dopo una rincorsa di 15 metri su una trave alta un metro e 20 centimetri. Nadia lo fa, tutto di un fiato. Al che, Károly le chiede se le può interessare di entrare a far parte della nuova società agonistica condotta insieme alla moglie. Nadia acconsente ancor prima di ottenere il benestare di mamma e papà. Il prezzo da pagare, le spiega Béla Károly, è quello di immolare la propria adolescenza, di allenarsi quattro ore al giorno, per sei giorni alla settimana. Nadia non arretra di un passo. In fondo – seppure dopo la morte sospetta di Gheorghiu-Dej, l’unico e incontrastato padrone della Romania fosse diventato un ex calzolaio senza studi, figlio di umili contadini, tale Nicolae Ceausescu -; quella bambina, Nadia Comaneci, non conosceva la paura.

Nadia Comaneci, Béla Károly e la moglie Martha

A sette anni partecipa ai Campionati Nazionali Juniores, piazzandosi 13esima. Per Károly è troppo poco, ma le regala una bambola che, l’anno dopo, Nadia porterà con sé durante la premiazione dei Campionati Nazionali a Squadre: questa volta al collo le pende una medaglia d’oro. Nel 1971 entra nella Nazionale di ginnastica, con cui partecipa alla Coppa dell’Amicizia in Bulgaria: vince il primo titolo all-around e si rivela basilare per la vittoria nel concorso generale e a squadre. Tempo altri due anni e nel 1973, se ne va dal Junior Friendship Tournament – prestigiosa gara fra giovani ginnaste europe – con l’oro nel concorso generale individuale, nel volteggio e nelle parallele asimmetriche.

A tredici anni, Nadia Comaneci è pronta per sfidare il suo idolo, Ludmilla Ivanovna Tourisheva, agli Europei di Skien, in Norvegia; dove strinse in pugno il titolo all-around e in tutti gli attrezzi, tranne nel corpo libero dove si piazzò al secondo posto. Nel marzo del 1976, con le Olimpiadi di Montreal dietro l’angolo, la minuta rumena incanta il Madison Square Garden di New York in occasione dell’American Cup; dove sbaraglia la concorrenza al volteggio e nel all-around. Prima di volare in Canada ha tempo pure per volare in Giappone, alla Chunici Cup, dove è imbattibile al volteggio e alle parallele asimmetriche.

Nadia Comaneci ha quattordici anni, otto mesi e sei giorni quando, con il suo metro e 53 centimetri per 39 chilogrammi di peso, fissa le parallele asimmetriche del Forum de Montréal. Ha i capelli raccolti in una coda di cavallo, indossa un body bianco le cui strisce sui fianchi richiamano i colori della Romania; ed il numero 73 sulla pettorina. Da lì a poco avrebbe «nuotato in un oceano d’aria». La prestazione fu talmente stupefacente da ritardare la votazione poiché i computer erano programmati per registrare votazioni fino al 9,99 mentre il 10non era previsto. Al che, in sostituzione del “10” fu inserito nel computer il voto 1,00; poi moltiplicato per dieci volte. Era il 18 luglio del 1976. Nel corso dell’evento, Nadia Comaneci riscrisse la storia altre sei volte – tante furono le volte che ottenne il punteggio perfetto – ed oltre alle parallele asimmetriche trionfò nel concorso generale individuale e alla trave; a cui si aggiunse un argento nel concorso generale a squadre e un bronzo nel corpo libero -.

Nadia Comaneci ha 14 anni, 8 mesi e 6 giorni quando, il 18 luglio 1976, riscrive la storia alle Olimpiadi di Montreal – AP Photo/S. Maze

Tornata in Romania diviene una celebrità. Ceausescu la invita spesso a palazzo, viene insignita delle più grandi onorificenze rumene – tra le quali è nominata eroe del lavoro socialista rumeno -, ed è usata come il maggior vanto propagandistico di regime. Il prestigio della Romania ebbe per lei un prezzo altissimo. Nonostante la presenza costante di Károlyi e di sua moglie Martha; poco più che quindicenne Nadia fu costretta a diventare l’amante del terzogenito del dittatore, Nicu Ceausescu; un venticinquenne probabilmente affetto da problemi psichici, di certo un forte alcolista, nonché giocatore d’azzardo, tristemente noto a Bucarest in quanto protagonista di continui stupri ai danni di studentesse. La storia con la Comaneci proseguì per anni e per quanto accertati gli abusi subiti – non solo da parte di Nicu, ma anche di suoi amici – l’atleta non avrebbe mai riavvolto il nastro su quella vicenda, né quando nel dicembre del 1989 Ceausescu venne arrestato con le accuse di crimini contro lo stato e distruzione dell’economia nazionale; né il giorno di settembre del 1996 in cui la cirrosi lo uccise.

Sarebbe consolatorio pensare che Nadia Comaneci visse la ginnastica come una sorta di dimensione alternativa capace di cancellare un simile obbrobrio. Agli Europei dell’anno successivo conferma i titoli nell’individuale e alle parallele asimmetriche, ai quali si aggiunse la medaglia d’argento nella trave. Più deludenti furono i Mondiali di Strasburgo dove fece proprio l’oro alla trave, ma dovette accontentarsi dell’argento al volteggio e nella competizione a squadre. Nadia tentennò pure ai Mondiali di Firth Worth dove piazzò la zampata della campionessa solo nel concorso a squadre; per quindi essere costretta a un lungo periodo di ricovero in ospedale, si disse, per avvelenamento causato da un taglio al polso prodotto dalla fibbia metallica del fermapolsi.

La concentrazione di Nadia Comaneci durante le prove in vista delle Olimpiadi di Montreal

In verità Nadia Comaneci ebbe un esaurimento nervoso e, decisa a farla finita, bevve un flacone di candeggina. Erano anni cupi e le Olimpiadi di Mosca premevano all’orizzonte. A fare le spese di questo clima assurdo non fu solamente Nadia. L’atleta sovietica di punta, Elena Muchina, era talmente esausta dagli allenamenti incessanti che una sera cadde in fase di atterraggio dal salto Thomas rimanendo paralizzata dal collo in giù. L’Unione Sovietica riuscì a coprire questa tragedia per oltre due anni; durante i quali Nadia Comaneci si presentò alle Olimpiadi moscovite all’apice della forma – per lì essere defraudata dell’oro nel concorso individuale per favorire la di casa Yelena Victorovna Davydova, accettare un altro discutibile argento nella gara a squadre, ma conquistare l’oro alla trave e al corpo libero -; e si dimostrò inavvicinabile alle Universiadi di Bucarest dove, forte di cinque ori – squadre, individuale, parallele, volteggio e corpo libero – scrisse la parola fine alla sua carriera.

In seguito alla fuga in Occidente di Béla e della moglie, le furono vietati i viaggi all’estero; forzandola di riflesso ad allenare la Nazionale di ginnastica finché, la notte del 27 novembre 1989, Nadia Comaneci camminò per oltre sei ore al fine di attraversare il confine con l’Ungheria dove ad attenderla a bordo di un auto c’era un amico. Quella fuga la condusse dall’Ungheria all’Austria, fino agli Stati Uniti dove venne accolta come rifugiata politica. Per riconciliarsi con il proprio paese dovettero trascorrere sette anni. Nell’aprile del 1996, Nadia Comeneci è tornata in Romania insieme al marito, il ginnasta yankee Bart Conner. Divenuta madre, la sua vita però è ormai in Oklahoma, dove gestisce la “Accademia di Ginnastica Bart Connery”, la “International Gymnast Magazine”, la compagnia di produzione “The Perfect 10” ed è proprietaria di quattro negozi di articoli sportivi.

Accusato di aver imposto e sottoposto – sia in Romania poi negli Usa – i suoi allievi ad allenamenti inumani; Béla Károly non si è mai stancato di ripetere come, appena tredicenne, Nadia Comaneci possedesse già delle qualità ben precise: «Fisicamente è veloce, agile, coordinata, elastica e instancabile. Intellettualmente è dotata di un’intelligenza limpida. Possiede poi una forza mentale, una capacità di concentrazione, ineguagliabili. E poi… Nadia ha coraggio». Qualità necessarie per accarezzare la perfezione, per volare oltre i confini dell’umanamente concepibile, per sgretolare la storia, per concretizzare quella speranza che conduce alla gloria, per cancellare l’oscura sofferenza occultata negli abissi dell’anima.

Nadia Comaneci e Bela Károlyi: il legame di stima reciproca che li lega si è mantenuto negli anni

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