Il doppio inferno di Franz Kafka

«Che cosa state facendo, qui, in questo inverno senza fine?».

Un ritratto infantile presenta Franz Kafka come un bambino sui cinque anni, snello, con grandi occhi scuri, interrogativi, le labbra cupamente chiuse, perfettamente concilianti con l’adulto che sarebbe divenuto, le cui fotografe mostrano un uomo con il volto scavato, signorile, l’espressione sostenuta, lo sguardo, acuto e penetrante, fisso sull’osservatore, quasi volesse carpirne i pensieri, la natura. Eppure Franz Kafka è appeso a un doppio filo. Proveniente da una famiglia benestante, nonostante l’ingombrante presenza paterna, nessuno lo ostacola nell’approfondire la sua passione per la letteratura, per la filosofia e la religione, così come non gli viene posto alcun veto riguardo alle amicizie, tutte appartenenti a circoli artistici. Franz però, si considera brutto, inetto, e il desiderio di compiacere il padre è così pressante da non mettere mai in discussione l’ipotesi di un futuro diverso da quello dell’assicuratore. Tutto in lui sembra rispecchiare processi tesi allo svilimento personale: tormentato dal desiderio sessuale, per la maggior parte della sua vita frequentò bordelli, alternando questa pratica a relazioni travagliate, tutte condizionate dall’angoscia del fallimento che espiava  ricorrendo a sistematici tradimenti. La sua posizione sociale era solida, ma allo stesso tempo, l’ordinarietà delle sue mansioni lo rese una sorta di invisibile. Fu la scrittura a permettergli di aprire il proprio animo ai sentimenti più segreti, incanalando una parte di sé tra i meandri di una doppia vita che non prevaricò mai le sue giornate ufficiali. Sentendosi inadeguato a tutto, non avvertì mai la necessità di essere riconosciuto come autore e di conseguenza non attribuì nella pubblicazione un fine. Semplicemente, per Franz Kafka scrivere era un’esigenza al servizio del proprio io.

Franz Kafka nasce  il 3 luglio del 1883 nei pressi della Piazza della Città Vecchia di Praga, in Boemia – a quei tempi una provincia dell’Impero austro-ungarico -, primogenito di sei figli di una famiglia ebraica aschenazita. Il padre, Hermann Kafka, originario di Osek, era uno shocḥet, ovvero un macellaio rituale, che dopo essersi trasferito a Praga ha lavorato come commesso viaggiatore per poi aprire un negozio di oggettistica e abbigliamento reso inconfondibile da un’insegna che raffigurava una cornacchia,  per l’appunto “kavka”, pronunciato “kafka”, in ceco. La madre, Julie Löwy, era figlia di un ricco mercante di vendite al dettaglio e aveva senza dubbio ricevuto un’istruzione superiore a quella del marito. Hermann e Julie ebbero sei figli, di cui Franz era il maggiore. I suoi fratelli, Georg e Heinrich, morirono durante l’infanzia prima che Franz compisse sette anni; mentre le tre sorelle; Gabriele, Valerie e Ottilie sarebbero state tutte vittime della Shoah: le prime due furono deportate dai nazisti nel ghetto di Łódź e poi uccise nel vicino campo di sterminio di Chełmno nel 1942, mentre la terza, internata dapprima nel ghetto di Terezín, morì nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1943.

Se la madre appariva timida e disponibile ad ascoltare le esigenze dei figli; il padre fu una figura dominante ed ebbe una significativa influenza sulla crescita del figlio, evidenziata in “Lettera al padre”; epistole in cui Franz Kafka sottolineava il rapporto complicato per via del carattere autoritario ed esigente del genitore. Dalla madre Franz Kafka eredita la costituzione fisica minuta, longilinea e delicata; così come le qualità di base del suo carattere come l’intelligenza, la sensibilità e il senso della giustizia. Le insormontabili differenze che lo separavano dal padre fecero sì che quest’ultimo mai comprese le “stranezze” del figlio così come mai si interessò al mondo interiore di quel ragazzo che considerava sprovvisto del benché minimo senso pratico.

Di certo, le dodici ore di lavoro giornaliere resero i suoi genitori impossibilitati ad occuparsi dei figli che furono allevati in gran parte da una serie di governanti e servitori. Fino al 1901 Franz compì un percorso di studi regolare, spesso distinguendosi. Dal 1889 al 1893 Kafka frequentò la scuola elementare tedesca presso il “mercato della carne”, ora conosciuto come Strada Masná, per poi essere ammesso al prestigioso liceo classico, Altstädter Deutsches Gymnasium. Leggermente più articolato fu l’approccio universitario dato che nell’arco di due settimane mise da parte chimica a favore di giurisprudenza. Una disciplina, quest’ultima, che non lo interessa ma che al contrario risultava particolarmente gradita al padre.

L’educazione ebraica di Franz Kafka fu una sorta di formalità in quanto si concluse quando era tredicenne con la celebrazione del Bar mitzvah.  Non dimostrò mai interesse nel frequentare la sinagoga, in cui si recava con il padre solo per le principali quattro festività all’anno; mentre negli anni universitari aderì con trasporto a un club studentesco, il Lese-und Redehalle der Deutschen Studenten, che organizzava eventi letterari ed artistici. Divenne grande amico del giornalista Felix Weltsch, all’epoca studente di filosofia, dell’attore Yitzchak Lowy, così come degli scrittori Oskar Baum e Franz Werfel. Soprattutto, terminato il primo anno di studi, Franz Kafka conobbe Max Brod, un compagno di corso di legge con cui strinse un rapporto di amicizia profondo e destinato ad accompagnarlo per tutta la vita. Insieme, lessero in greco, “Protagora” di Platone; e su iniziativa di Brod “L’educazione sentimentale” e “La tentazione di Sant’Antonio” di Gustave Flaubert, rigorosamente  in francese. Stando a una manciata di appunti – nonostante un viscerale amore per le opere di Johann Wolfgang von Goethe – Kafka considerò Fëdor Dostoevskij, Flaubert, Franz Grillparzer e Heinrich von Kleist essere i suoi «veri fratelli di sangue».

Franz Kafka ottenne il titolo di “Dottore di Legge” il 18 luglio 1906 a cui seguì un anno di servizio obbligatorio non retribuito come impiegato per il tribunale civile e penale. Venne poi assunto presso le Assicurazioni Generali di Trieste dove per quasi un anno sostenne un orario di lavoro duro, dalle 8 alle 18, che gli impedì di concentrarsi sulla scrittura come avrebbe voluto. Dimessosi, trovò un impiego più compatibile con le sue esigenze, facendosi assumere all’Istituto di Assicurazioni contro gli Infortuni per il Regno di Boemia. Tuttavia Kafka venne rapidamente promosso e le sue mansioni inclusero l’elaborazione delle richieste di risarcimento, la scrittura di relazioni e la compilazione della relazione annuale dell’istituto assicurativo. In quegli anni Franz cercò di viaggiare quanto possibile arrivando a visitare Brescia, Parigi, Lipsia e Weimar. Partecipò inoltre alle riunioni del Club dei Giovani, un gruppo social-rivoluzionario; mentre nel 1911 divenne socio, insieme al marito di una delle sorelle della prima fabbrica di amianto di Praga. In principio Kafka si dimostrò interessato all’affare, quando però si accorse che tutto ciò rubava tempo alla scrittura, si tirò fuori. In quel periodo, si interessò anche alle rappresentazioni teatrali in lingua yiddish; punto di partenza per la sua crescente esplorazione del giudaismo. Intorno al 1915, ricevette la chiamata per il servizio militare nella prima guerra mondiale, ma i suoi datori di lavoro presso l’istituto di assicurazione riuscirono a ottenere un differimento poiché il suo lavoro era considerato un servizio essenziale per lo Stato. In seguito, tuttavia, tentò di entrare nell’esercito ma fu respinto a causa dei problemi di salute connessi alla tubercolosi, diagnosticatagli nel 1917. La carriera lavorativaufficialedi Franz Kafka si concluse nel 1918 quando l’Istituto degli infortuni dei Lavoratori lo mise in pensione a causa della sua malattia, per la quale al tempo non vi era alcuna cura.

Durante la sua vita, ebbe relazioni con diverse donne. Matematicamente, ogni sua storia ebbe un impatto determinante sulla sua opera letteraria. Il 13 agosto del 1912, Kafka conobbe Felice Bauer, una giovane parente di Brod, che lavorava a Berlino come rappresentante di una società di dittafoni e con la quale iniziò un fitto scambio epistolare. Si potrebbe dire che Felice permise alla forza creativa di Franz Kafka di sprigionarsi dato che da lì a poco scrisse in una sola notte il racconto “Il giudizio” e lavorò alacramente su “America” e “La Metamorfosi”. Kafka e Felice Bauer mantennero contatti per lo più attraverso lettere per cinque anni, incontrandosi di tanto in tanto, e impegnandosi in una relazione per due volte. Le lettere uscite dalla penna di Franz sono state pubblicate come “Lettere a Felice”, mentre le lettere di lei a lui non sono sopravvissute. La rottura tra i due avvenne a causa dei continui tradimenti di Kafka con Margarethe Bloch, una donna ebrea di Berlino che nel 1914 diede alla luce un figlio,  anche se lui non ne fu mai a conoscenza, che morì a Monaco nel 1921. Successivamente, verso il 1920 Kafka si legò a Julie Wohryzek, una cameriera d’albergo con cui convisse senza però mai convolare a nozze. A intralciare il matrimonio, fu l’amore tormentato con la giornalista ceca Milena Jesenska, sposata a Ernst Pollak, che Franz Kafka conobbe durante una permanenza a Merano presso la pensione Ottoburg di Maia Bassa. A testimonianza del rapporto travagliato è il carteggio “Lettere a Milena”. Kafka nutriva una fiducia incondizionata in Milena – tanto che nel 1921 le affidò i suoi “Diari assicurando così la sopravvivenza di quest’opera e le lettere a lei indirizzate – eppure non lo descrisse mai come un periodo sereno; contrariamente al paio di mesi trascorsi nel villaggio boemo di Zuerau, dove sua sorella Ottla lavorava nella fattoria del cognato, definiti «i migliori giorni nella mia vita»; in cui tra l’altro lavorò sui diari e su “Quaderni in ottavo”. Dalle note di questi libri, Kafka estrasse 109 pezzi numerati di testo sul Zettel, pubblicati come “Aforismi di Zurau”. L’ennesimo ricovero, stavolta a Matliary sui Monti Tatra slovacchi, fu teatro per la nascita di una sincera amicizia con il medico Robert Klopstock; mentre il soggiorno montano nella località di Spindelmuehle, sul confine con la Polonia, lo spinse tra le braccia di Dora Diamant, venticinquenne maestra d’asilo con cui nel settembre del 1923 andò a convivere a Berlino. A scandire quei mesi fu la scrittura di quattro storie che sarebbero state pubblicate come “Un digiunatore”; il cui protagonista, un emarginato, esprime il digiuno estremo come forma d’arte. 

Malgrado tanti ripetuti tentativi di porvi rimedio con soggiorni climatici, la sua tubercolosi peggiorò progressivamente e nel marzo 1924 Franz Kafka ritornò a Praga. Diagnosticatagli una laringite tubercolare, venne infine ricoverato, grazie alle mediazioni di Max Brod, nel sanatorio di Kieling presso Vienna, dove si sarebbe spento tra atroci sofferenze il 3 giugno del 1924, assistito da Dora Diamant e dal dottor Klopstock. Riportato a Praga, il suo corpo venne cremato l’11 giugno 1924 e sepolto nel nuovo cimitero ebraico di Praga a Žižkov, dove avrebbero trovato  riposo anche i genitori. Una lapide alla base della stele funeraria commemora le tre sorelle dello scrittore, morte nei lager nazisti fra il 1942 e il 1943. Sul muro di fronte un’altra lapide ricorda l’amico Max Brod, sepolto in Israele, il quale aveva curato la pubblicazione postuma di buona parte delle opere di Kafka. Sconosciuto in vita, Franz Kafka divenne famoso subito dopo la sua morte.

La “vita parallela” di Franz Kafka ha visto la luce nel 1904, anno in cui scrisse il racconto “Descrizione di una battaglia”. Fu Brod a consigliargli di continuare a scrivere, convincendolo a sottoporre i suoi scritti al Hyperion; rivista che nel 1908 pubblicò otto sue storie racchiuse nel titolo Contemplazione”. In uno sfogo creativo nella notte tra il 22 settembre e il 23 settembre 1912, dalle 22 alle 6 di mattina – come conferma Kafka stesso nel “Diarioscrisse il racconto “La condanna”. Dedicato a Felice Bauer, questo racconto è considerato un punto di svolta nell’opera di Kafka. Esso ha come tema il conflitto tra padre e figlio, inasprito dall’assenza dell’elemento materno, poi trasfiguratosi nell’acqua in cui il ragazzo troverà la morte. Kafka la descrisse in seguito come «l’apertura completa del corpo e dell’anima», una storia che «si è evoluta come una vera e propria nascita, coperta di sporcizia e melma». Sempre nell’ambito dei racconti, nel 1912, Franz Kafka scrisse uno dei suoi capolavori per eccellenza: “La metamorfosi”. La storia inizia con un venditore ambulante che si sveglia ritrovandosi trasformato in un parassita mostruoso, un animale indesiderato e impuro. La causa di tale mutazione non viene mai rivelata e tutto il seguito del racconto narra dei tentativi compiuti dal giovane Gregor Samsa per cercar di regolare la propria vita a questa sua nuova particolarissima condizione, soprattutto nei riguardi dei genitori e la sorella e con il suo capo di lavoro. Altrettanto interessante fu il racconto “Nella colonia penale”; ossia il racconto dell’esecuzione di un soldato, condannato perché si era addormentato durante il suo turno di guardia notturno alla casa di un comandante, dimenticandosi di eseguire il saluto ad esso ad ogni ora della sua veglia.

Quanto ai romanzi, il primo è datato 1912. Il lavoro, rimasto incompiuto, venne chiamato da Kafka “Il disperso” ma quando Brod lo pubblicò nel 1927, dopo la morte dell’autore, decise di titolarlo “Amerika”. Il suo primo capitolo, “Il fochista”, era già stato pubblicato separatamente come racconto breve; a conferma di come la pubblicazione di Kafka, così come la sua vita stessa, fatichi a seguire una cronologia. L’ispirazione per il romanzo venne dalle esperienze tramandate dai suoi parenti emigrati in America, ma ancor più dal tempo trascorso tra il pubblico del teatro yiddish, che portò a Kafka una nuova consapevolezza delle proprie origini ebraiche e al pensiero che vi dovesse essere un innato legame con le proprie origini nel profondo di ogni individuo. Durante il 1914, Kafka iniziò quindi il romanzo “Il processo” la storia di un uomo arrestato e processato da un’autorità inaccessibile e distante senza che il crimine venga rivelato né a lui, né al lettore. Quest’opera a tratti destabilizzante non venne mai completata, anche se il capitolo finale fu portato a termine. Alcuni critici hanno dedotto da una nota del diario dell’autore – datata l’11 giugno 1914 – che nelle fasi conclusive di “Il processo”, Kafka stesse già progettando “Il castello”; che tuttavia, non iniziò a scrivere fino al 27 gennaio 1922 ed ha come protagonista un agrimensore chiamato K., il quale, per motivi sconosciuti tenta invano di accedere alle misteriose autorità di un castello che governano il paese. Kafka interruppe la scrittura dell’opera prima di scriverne il finale, ma dichiarò che la sua intenzione era che l’opera terminasse con K. sul letto di morte che riceveva la notifica da parte delle autorità del castello che il suo “diritto legale di vivere nel villaggio non era valido, ma, prendendo in considerazione alcune circostanze accessorie, ad egli doveva essere permesso di vivere e lavorare lì”. Cupo e, a tratti surreale, il romanzo ha come temi fondamentali l’alienazione, la burocrazia, i tentativi vani e frustranti dell’uomo di contrastare il sistema e la ricerca vana e senza speranza di un obiettivo irraggiungibile.

Così, come irraggiungibile, deve essere parsa a Franz Kafka la possibilità di poter conciliare le due vite da lui attraversate, entrambe brevissime, in cui ha assunto le sembianze di uno spettro umanizzato, costretto ad aggirarsi in una situazione di apparente normalità, in un mondo dove peccato e condanna altro non sono che una proiezione della più esasperata innocenza e inadeguatezza; disposto a estremizzare la malattia incamminandosi in quelle vie buie, tortuose, asfaltate in una realtà intrisa di magia in quanto governata dal pensiero, dai sogni, in cui è consentito espiare le proprie colpe, in estrema solitudine.

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