Kristen Stewart è l’attrice del decennio

Kristen Stewart è stata nominata miglior attrice del decennio dalla Hollywood Critics Association per l’impressionante filmografia che l’ha vista protagonista tra il 2010 e il 2019, in quanto include pellicole di spessore quali “Sils Maria”, “Anesthesia”, “Lizzie”, “Personal Shopper”, “Welcome to the Rileys”, “A Certain Women” e “Still Alice”; blockbuster  come “Twilight”, “American Ultra” e “Biancaneve e il cacciatore”; titoli biografici intensi quanto di nicchia al pari di “The Runaways” o “J.T Leroy”, passando per “On the Road”; film diretti da maestri del calibro di Woody Allen in “Café Society” o Ang Lee in “Billy Lynn- Un giorno da eroe”; senza dimenticare progetti a volte complessi, vedi “Camp X-Ray” o “Equals”; e vere o proprie scommesse di cui è citabile il recente “Charlie’s Angeles”, per arrivare al raffinatissimo “Seberg”. 

Difficile ricordare un premio capace di suscitare tanto scalpore e indignazione, di istigare tanta cattiveria gratuita, il tutto ovviamente e immancabilmente riversato sui social network. Dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, dalla Francia all’Italia, questo riconoscimento sembra proprio non essere andato giù a molti. A dimostrazione di come coloro che aspirano sempre a distruggere tutto e tutti siano provvisti di una fantasia limitata, i ridicoli commenti sul premio assegnato a Kristen Stewart sono piuttosto ricorrenti e simili tra loro: «che orrore, un manichino è più espressivo di lei», «ridicola, sa fare una sola espressione», «della sua filmografia conosco un solo film ed è uno schifo totale», «vogliono rivalutarla a tutti i costi ma si sa che non è capace», «è un’attrice pessima, quando la vedo rido per non piangere», «non solo è un’attrice senza senso, è diventata pure brutta». 

Ad ogni modo, arduo è addentrarsi nei possibili motivi capaci di innescare tanta ingenerosità – visto e considerato che Kristen Stewart è la sola attrice americana ad aver vinto un Premio César -, tanto vale partire da chi ha assegnato il premio tanto discusso, ossia la HCA. La Hollywood Critics Association, conosciuta fino a quest’anno come Los Angeles Online Film Critics Society – e da qui la precedente sigla LAOFCS – è una organizzazione, un “circolo”, se si vuole rendere più artistico il concetto lo si potrebbe definire una sorta di “cenacolo”, composto da critici cinematografici di Los Angeles. Si potrebbe semplificare spiegando che la HCA organizza un evento simile ad un Festival in cui a fine anno i critici dell’associazione si riuniscono per decidere una serie di premi, assegnati a gennaio dell’anno seguente. Questi riconoscimenti sono divisi in 28 categorie che vanno dal miglior film al migliore attore protagonista, alla miglior attrice protagonista, dividendo tra l’altro la categoria della regia, in regia maschile e regia femminile, ed anche i generi delle pellicole, dall’action alla commedia, dal “best blockbuster” al miglior horror e così via. Non si tratta di un evento – di una rassegna, di un festival chiamatelo come vi pare – consolidato come può esserlo il Festival di Cannes, di Venezia, di Berlino o gli Oscar stessi. Si tratta di un evento giovane, basti pensare che la HCA è stata fondata nel 2016 da Scott Menzel e Ashley Menzel e la cui prima cerimonia si è tenuta nel gennaio 2018. Lo hanno fatto semplicemente perché Los Angeles poteva contare solo su un’altra organizzazione di critica cinematografica e, siccome negli Stati Uniti vige la democrazia, hanno pensato di dar vita a un nuovo spazio. Hanno inoltre ideato un podcast chiamato “Film Critics Weekly” che va in onda sulla trasmissione online “Popcorn Talk”. 

Non dovrebbe essere così difficile contestualizzare un premio. Così come chi ha vinto o vincerà l’Oscar non è così palese sia stato, sia o sarà la migliore attrice dell’anno; la Hollywood Critics Association non è legge e non pretende di aver decretato che a livello assoluto Kristen Stewart sia la migliore attrice del decennio. Ogni Festival, rassegna, evento, è composta da una giuria e ogni componente adotta criteri personali nell’assegnazione dei premi. La HCA ha semplicemente nominato “la sua” attrice del decennio e le persone che lanciano tweet del tipo «state forse dicendo che è quella lì è migliore di Margot Robbie, di Judy Dench, di Octavia Spencer ed Emma Thompson?» – perché poi non di Glenn Close, di Meryl Streep, o di Nicole Kidman? -, beh, chi scrive certe frasi è completamente fuori strada perché nessuno osa paragonare o innalzare Kristen Stewart sopra a nessuna collega. Questo è semplice desiderio di polemica, un infantile tentativo di accanirsi contro Kristen Stewart che, ai fini pratici, semmai è finora stata l’attrice più sottovalutata del decennio.

Classe 1990, Kristen Stewart è finora stata scritturata in 42 film, 23 dei quali nell’ultimo decennio. Può essere considerata una bambina prodigio dato che a undici anni era già protagonista di uno spot griffato Porsche ed a tredici ha vestito i panni di una ragazzina vittima di uno stupro. Prima ancora aveva già diviso la scena con Jodie Foster in “Panic Room“, con David Fincher dietro alla macchina da presa, mentre da li a poco avrebbe ricoperto ruoli in pellicole che, indipendentemente dalla loro fortuna al box office, l’hanno resa adeguata al cinema che conta,  come “In the Land of Women“, “The Cake Eaters o “Into the Wild”. Kristen Stewart si è affacciata sul 2010 con una sola, imperdonabile colpa, – almeno per i suoi detrattori (per non dire haters) -: avere acquisito una fama planetaria grazie alla saga di “Twilight“. Un’operazione, quella di “Twilight” che ha in parte limitato la sua crescita artistica, ma che allo stesso tempo ha di riflesso sottolineato la spinta emotiva che la anima, in quanto Kristen non si è seduta sugli allori della popolarità, anzi, ha lavorato tantissimo, accettando di prendere parte ai progetti più disparati, a volte sbattendo contro fallimentari box office, forse sbagliando, ma sempre amando ciò in cui si era gettata, dimostrando una onestà, una integrità, che va di pari passo con la passione che la avvolge al suo lavoro di attrice.

Dal gioco di specchi con Juliette Binoche in “Sils Maria“, alla figlia di una donna – Julianne Moore destinata all’Oscar – malata di Alzheimer in “Still Alice“; da una guardia carceraria del campo di prigionia di Guantanamo che instaura una particolare amicizia con un prigioniero in “Camp X-Ray“, alla scandalosa Joan Jett in “The Runaways“; dall’adolescente che non si sente idonea per un mondo privo di umanità in “Anesthesia“, a una ragazza che si rifiuta di continuare ad essere un numero senza sentimenti nel futuro distopico di “Equals“; da personaggi più ambigui come in “Certain Women” o “Café Society“, alla sorella che dopo la morte del gemello scopre di aver acquisito la capacità di comunicare con le anime dei defunti in “Personal Shopper“; o ancora nella complice di un terribile delitto in “Lizzie“; per arrivare a immedesimarsi nell’impalpabile e androgina Savannah per dare il volto alla principale truffa letteraria di questi tempi, ossia “J.T. Leroy“, fino a trasformarsi in Jean Seberg, musa della Nouvelle Vague, isolata dal mirino dell’FBI a causa dei suoi rapporti con l’attivista Jamal, leader delle Pantere Nere, stritolata in una dinamica che la farà impazzire al punto da spingerla al suicidio, o chissà,  forse all’essere uccisa. Film indubbiamente notevoli, spesso carichi di un potenziale non pienamente espresso e che paradossalmente non si sono dimostrati all’altezza delle sue interpretazioni.

Non solo, Kristen Stewart non si limita ad essere un’attrice; è anche testimonial di Chanel, è il volto di punta del calendario Pirelli 2020 e dopo un’interessante esperienza dietro alla macchina da presa con il cortometraggio “Come Swim” nel 2020 sarà pronta per girare la sua opera prima. Ma ancor più, Kristen è l’antitesi della star: timida, impetuosa, delicata, selvaggia, contorta, passionale, sensibile; conduce una vita semplice, ama gli animali, la natura e l’arte in tutte le sue forme, in quanto sa dipingere, sa suonare diversi strumenti, sa scrivere poesie e  soprattuto sa rendere poetici tanti momenti, tanti frammenti di vita, delle persone che sono nella sua vita. Kristen Stewart vive “di” e “nei” contrasti, all’interno di una logica personalissima, forse incoerente ai più. Le manca la consacrazione, forse, così come non sarà nemmeno “Seberg” la pellicola in grado di porgerle in mano un Oscar. Eppure sarà questione di tempo, il ruolo giusto arriverà: un ruolo finalmente scrittosu di lei e per lei“. Un film in cui sarà diretta da un regista disposto a credere pienamente nel suo talento, nella sua sensibilità, nella sua professionalità. E se quel film non arrivasse, la Hollywood Critics Association ha comunque deciso che è lei, Kristen Stewart, l’attrice del decennio. Almeno di questo, fatevene una ragione.

4 comments

  1. Stefano Tardi

    Un talento straordinario, in attesa della sceneggiatura giusta, un’attrice che fin qui si è sempre mostrata di uno spessore ben superiore ai ruoli che ha interpretato. Forza Kristen!

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    1. samanthacasella

      Quando arriverà il film giusto lei farà vedere di cosa è capace e nessuno avrà più dubbi sul suo talento!

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  2. Giovanni

    Belle parole Samantha, non hai dimenticato nulla, ricordi quando ho detto che ha bisogno di un ruolo importante e di un regista con cui entrare in sintonia,? Tu hai espresso più o meno lo stesso concetto, hai ragione quando dici che è l’attrice più sottovalutata di Hollywood, non comprendo l’accanimento dei suoi detrattori, e neanche l’uso di critiche con una cattiveria fuori luogo. Io sono certo che il suo momento arriverà a breve, io credo che sia importante per lei anche la persona che le vive accanto, qualcuno che la sostenga e l’apprezzi…..per quanto mi riguarda, riconoscimento meritato, sono felice per questo, alla faccia di chi la critica, brava Kristen, e brava anche tu per il bell’articolo, la tua scrittura è sempre fluida e comprensibile…..ma tu possiedi questo raro dono….grazie Sam.

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    1. samanthacasella

      Grazie di cuore!

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