All’improvviso, Stella Tennant

Androgina. Aristocratica. Indefinibile. Sfuggente. Stella Tennant ha attraversato, influenzato, sconvolto vent’anni di storia della moda. Stella Tennant ha riscritto i parametri di ciò che è bellezza. Senza volerlo. Senza saperlo. In fondo si sa, quando a definirti basta il nome, sei una leggenda. E quando c’era lei, di mezzo, bastava il suo nome. «È arrivata Stella». E tutti sapevamo che non si stava parlando di nessun altro se non di lei; di Stella Tennant.

Stella Tennant nasce il 17 dicembre del 1970 a Chatsworth, figlia più giovane di un possidente terriero, Toby Tennant, e di Lady Emma, la cui madre era Deborah Mitford, attivista politica divenuta moglie di Lord Andrew Cavendish e da lì il titolo di Duchessa di Devonshire. Le nobili origini, un castello in Irlanda dove la famiglia era solita trascorrere le vacanze di Natale, una proprietà di diverse centinaia di acri nello Yorkshire, la possibilità di frequentare prima il Marlborough College, poi l’università alla Winchester School of Art, da cui è sempre uscita con il massimo dei voti, non hanno però mai compromesso la visione da lei considerata «reale», riguardo a «chi sono», ovvero: «una privilegiata, certo, ma i miei genitori non erano ricchi. Mio padre diceva di se’ stesso di essere un contadino perché non si limitava a gestire i suoi terreni, ma andava lui stesso a lavorare nei campi insieme agli operai. La sua umiltà e la sua passione per la vita in campagna ha riequilibrato gli sfarzi di Chatsworth House, che con sommo dispiacere di mia nonna non ci appartenevano». 

Cresciuta insieme al fratello Eddy e alla sorella Isabel nel Roxburghshire, contea scozzese dove il padre amministrava coltivazioni di orzo, avena e patate, oltre a un allevamento di pecore distribuito su 15.000 acri; ad appena otto anni Stella ha fumato la sua prima sigaretta, mentre non aveva ancora dieci anni quando ha confidato ai genitori di voler diventare una scultrice. Nonostante il carattere ribelle, o più probabilmente proprio per quello, sua nonna stravedeva per lei e forse era per tentare di esorcizzare gli spettri del passato che era solita dire che se qualcuno avrebbe subito il fascino della maledizione di famiglia, quella era proprio Stella. Suo zio, Lord Glenconner, sprecò gran parte del patrimonio di famiglia prima di acquistare l’isola di Mustique, dove continuò a vivere un’esistenza da playboy. Uno dei suoi figli, Henry, è morto di Aids nel 1990 a soli ventinove anni. Il figlio maggiore, Charlie, era un eroinomane e si è spento a trentanove anni. Un terzo, Christopher, ha avuto un incidente in moto da cui rimase danneggiato a livello cerebrale. 

L’esistenza di Stella Tennant sterza all’improvviso. È la primavera del 1993 quando l’amica Isabella Blow le suggerisce di prendere parte a un casting per non modelle tenuto del leggendario Steven Meisel, in quegli anni sotto contratto presso la British Vogue. Stella, che non aveva ancora compiuto ventitré anni, colpisce l’artista newyorkese al punto da indurlo a portare quegli scatti sulla scrivania di Gianni Versace. Ne fece la propria musa

Da quel momento l’ascesa di Stella Tennant fu inarrestabile. Non solo divenne un volto ricorrente sulle copertine delle principali riviste di moda, ma sfilò sistematicamente per Gucci, Givenchy, Christian Dior, Dolce & Gabbana, Yves Saint Laurent, Hermès, Moschino, Jean Paul Gautier, Prada, Valentino, Alexander McQueen, Stella McCartney, Helmut Lang, Max Mara, Missoni, Krizia, ma soprattutto divenne una leggenda grazie a Karl Lagerfeld imponendola come testimonial di Chanel al posto di una ormai sorpassata Claudia Schiffer.

Chanel primavera estate 1994
Chanel primavera estate 1994

Fu una scelta epocale. Un azzardo. Una follia. Karl Lagerfeld la definì una versione moderna di Coco Chanel, ma la sua prima passerella, dove si presentò con un piercing al naso, generò non poche polemiche. Solo il tempo avrebbe dato ragione a sua maestà Lagerfeld. Stella Tennant quel giorno non indicò semplicemente il futuro, lo rese possibile. La falcata della Tennant avrebbe nel tempo aperto la strada a una nuova visione del marchio Chanel, fino ad accogliere alla maison una truccatrice estrema come Lucia Pica e una testimonial fuori dagli schemi come Kristen Stewart. Di più ancora. Stella Tennant delineò una nuova concezione di donna: la personalità che prevarica la bellezza nuda e cruda, l’idea che anticipa il fatto compiuto.

Così come era apparsa, all’improvviso Stella Tennant annunciò il proprio ritiro nel 1998 quando seppe di essere in attesa del primo figlio, Marcel. Disse che considerava terminato il proprio ciclo ed il matrimonio con il fotografo francese David Lasnet, avvenuto l’anno dopo, sembrò confermarne la decisione. Tornò presto sui propri passi. Riapparsa in copertina su Vogue nel novembre del 2001, pochi mesi dopo la nascita della secondogenita Cecily, il mondo della moda riprese a corteggiarla all’inverosimile e, nonostante altre due nascite, di Jasmine nel 2003 e di Iris nel 2005, consapevole di non riuscire a liberarsi di quell’ingombrante status di icona all’incontrario, Stella Tennant si rigettò nel mondo che l’aveva resa una sorta di creatura mitologica.

In un ambiente tanto competitivo come quello della moda fu apprezzata, rispettata da stilisti e colleghe. Per quanto possa apparire banale rimarcarlo, Stella Tennant fu amata, molto amata. Non si considerò mai una super top model, anzi era solita definirsi una non modella. Ha raccontato che al primo shooting insieme a Linda Evangelista era spaventata perché trovava sconcertante posare accanto alla donna più bella del pianeta. Al contrario, confidò di essersi divertita a organizzare un servizio fotografico per Bruce Weber con lei stessa e la nonna materna, allora ottantacinquenne, che oltre a posare con le sue amate galline in un abito da ballo Traina-Norell, indossava una giacca nera Helmut Lang con manette. 

Rimase legata a tutti i marchi per cui aveva sfilato e per cui avrebbe continuato a offrire partecipazioni speciali fino alla primavera 2020 quando ormai cinquantenne ha indossato un abbagliante completo firmato Saint Laurent. Ormai stanca, sfiancata da un rapporto in cui non trapelava più sincerità, non è rimasta legata al marito, da cui ha divorziato nel luglio 2020. Al contrario, da anni ormai aveva sposato la causa dell’ecologia. Eternamente, prima di tutto, Stella Tennant aveva abbracciato l’ideale di essere uno splendido essere umano, umanissimo nelle sue debolezze, fuori dal comune nella sua grandezza d’animo. Si è spenta il 22 dicembre a Dens, all’interno della sua abitazione; un palazzo georgiano costruito nel 1741, separato dal mondo da un sentiero tortuoso, nonché un ruscello privato, superabile solo tramite un piccolo ponte. Non poteva essere altrimenti. È avvenuto così, tutto all’improvviso.

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