Nascita dell’impero russo

Le prime tracce di tennis in Russia compaiono verso il 1860 quando a San Pietroburgo vede la luce il San Pietroburgo Cricket Club. Da lì a poco viene introdotto il gioco del lawn tennis; le cui prime menzioni sono verificabili tra le pagine di Anna Karenina, di Lev Tolstoj, pubblicato a puntate tra il 1873 e il 1877. Il grande romanziere stesso era un grande appassionato al punto da farsi costruire un campo in erba nella sua tenuta di Jasnaja Poljana. Introdotto tramite diplomatici e studenti britannici, il tennis venne subito apprezzato dai russi in quanto univa in se’ componenti eleganti ma, allo stesso tempo, sollecitava l’indole competitiva di chi lo praticava. Fu così che nel 1888 venne fondato il primo Circolo Tennis a San Pietroburgo, il Lawn Tennis Club. Verso la fine dell‘800 il lawn tennis si diffuse in diverse città della Russia; da Mosca a Kiev, da Odessa a Taganrog.

Continue reading “Nascita dell’impero russo”

Coco Chanel, la donna che si impose sul destino

Quando nacque la sua seconda figlia, Albert stava girovagando, di mercato in mercato, tra i paesini incastonati sui monti dell’Alvernia, dove la natura domina tutto, tra picchi montuosi, foreste, laghi e persino qualche massiccio vulcanico i cui crateri profondi sono testimoni delle violente collere di un tempo. Schiacciato non solo dalla potenza di quei paesaggi, Albert era un uomo sconfitto dalla vita: già padre di una bambina; si era venduto a Eugénie Devolle, detta Jeanne, quale commerciante anziché ambulante di biancheria intima e quella menzogna più o meno innocente si trasfigurò in avidità quando i genitori della ragazza gli offrirono una somma di denaro affinché la sposasse per evitare lo scandalo di due figlie “senza padre”. La realtà prese forma attraverso la perenne assenza dell’uomo e la necessità della donna di lavorare, nonostante la salute cagionevole, come lavandaia presso l’ospedale di beneficenza gestito dalle Sorelle della Provvidenza a Saumur. E fu lì, in una misera abitazione adiacente all’ospizio dei poveri che il 19 agosto del 1883 Jeanne diede alla luce Gabrielle. Troppo debole per presenziare alla registrazione della bambina, all’anagrafe storpiarono il cognome di Gabrielle in “Chasnel”. Un errore a cui nessuno pensò di rimediare, almeno finché Gabrielle non divenne Coco; al che, quel “Chasnel”, venne corretto in Chanel.

Continue reading “Coco Chanel, la donna che si impose sul destino”

Rudolf Nureyev, il tartaro volante

L’essere umano da sempre avverte il bisogno primordiale di confrontarsi con l’archetipo del viaggio e le infinite implicazioni simboliche a esso connesse. Sete di conoscenza, desiderio di riscatto o di conquista, ricerca della verità; da Ulisse a Enea, dai cavalieri erranti agli Argonauti, dalle  migrazioni mongole alle peregrinazioni del popolo ebreo per arrivare al percorso nell’aldilà della Divina Commedia; sono molteplici i viaggi nell’antichità, nella letteratura e nelle fiabe; tra cui la storia di una donna russa, Farida, che nel marzo del 1938 insieme alle tre figlie intraprende un viaggio, da Ufa a Vladivostok, dove lavorava il marito, Hamet, un militare dell’Armata Rossa di origine tartara. È lì, su un vagone di un treno nella Ferrovia Transiberiana nei pressi di Irkutsk, in Siberia, che il 17 marzo dà alla luce il quarto figlio, Rudolf Nureyev.

Continue reading “Rudolf Nureyev, il tartaro volante”

Espiazione, il senso di colpa incancellabile

È un caldo giorno d’estate del 1935 e l’Inghilterra sta per imbarcarsi in una nuova guerra seppure l’alta borghesia, personificata nella famiglia Tallis, cerca di non pensarci, almeno a eccezione dell’assente padre di famiglia regolarmente costretto a intrattenersi a Londra. Ad assorbire la signora Tallis è invece l’incessante emicrania, nonché l’arrivo nella villa in campagna dei nipoti: Lola e i gemelli. Non meno impegnativa è l’accoglienza che desiderano riservare al figlio maggiore, Leon, in arrivo con un amico, tale Paul Marshall, ricco proprietario di una fabbrica di cioccolato che ha ideato delle barrette che punta a imbucare nella sacca dei soldati britannici. Emily ha pure altre due figlie: la mezzana Cecilia e la minore di dieci anni Briony. Se la prima è combattuta, frenata, tra e dalle scelte da compiere per il suo futuro – e causa di ciò si renderà conto essere i sentimenti inconsci che la legano a Robbie, figlio della donne delle pulizie -, la seconda è una tredicenne egocentrica, ma in primo luogo provetta scrittrice in quanto dotata di una immaginazione senza confini. Sono queste le basi su cui si posa Espiazione di Ian McEwen che, in quel preciso giorno, fa accadere una catena di eventi destinati a distruggere la vita di due persone. Forse tre.

Continue reading “Espiazione, il senso di colpa incancellabile”

Guernica, la mistificazione della morte

La cronaca universalmente propinata descrive Guernica come una cittadina basca di 7.000 abitanti, bucolica e priva di interessi militari che, mentre la Spagna era lacerata della guerra civile, lunedì 26 aprile 1937, giorno di mercato, venne rasa al suolo dall’aviazione nazista provocando 1454 morti, e 889 feriti, per lo più vecchi, donne e bambini in quanto gli uomini erano tutti impegnati a combattere Francisco Franco. Quando fu diffusa la notizia Pablo Picasso era impegnato nella realizzazione di un’opera che rappresentasse la Spagna all’Esposizione Universale di Parigi, svoltasi dal 25 maggio al 25 novembre. Sconcertato dall’efferata strage, l’artista avrebbe così deciso di dipingere un quadro che denunciasse l’atrocità del bombardamento riversato su Guernica.

Continue reading “Guernica, la mistificazione della morte”

Diane Arbus, she come to them

«She come to them». Con questa frase la critica riassume lo stile di Diane Arbus. «Lei andava da loro», perché non era la scena a doversi adeguare alle esigenze della macchina fotografica, bensì era quest’ultima a dover sottostare alla complessità dei soggetti fissati. E loro, i soggetti, non erano normali non comunicavano nulla di rassicurante. Erano freaks, mostri, oppure disadattati, individui incapaci o impossibilitati ad appartenere per intero al mondo reale, alle sue convenzioni, alle sue ipocrisie. Per questo lei andava da loro, per questo sarebbe diventata la fotografa dei mostri. E per farlo ha dovuto attingere, ha dovuto dissanguare la propria immensa poetica visiva; laddove partecipazione e distacco, debolezza e violenza, curiosità e paura, ordinario e deforme, speranza e rassegnazione, domande e risposte si mescolano al punto da abolire i contorni di tutto. Ciò che resta è molto di più, per quanto inafferrabile: una agognata ma allo stesso tempo irrealizzabile resurrezione.

Continue reading “Diane Arbus, she come to them”

Virginia Woolf e la lucida voce della coscienza

Sono le dieci di mattina di un mercoledì di giugno del 1923. Clarissa Dalloway è una signora cinquantenne appartenente all’alta borghesia londinese – della quale incarna alla perfezione pregi, difetti, vizi e creature – che conduce una vita apparentemente perfetta: è sposata con Richard, un uomo nobile e di buon carattere, ha una figlia e può contare Sally, una cara amica che sopporta i suoi capricci. La sera stessa si terrà una festa a casa sua, per questo «la signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei».

È una mattina come tante: il sole splende alto in cielo, l’aria è fresca, le bandiere sventolano armoniose, le strade brulicano di vita ma, mentre cammina lungo una strada del centro, diretta al negozio di fiori, è pervasa dalla sensazione «di essere invisibile, non vista, non conosciuta e d’un tratto non ci furono più matrimonio, ne’ figli, ma soltanto quella solenne processione, su per Bond Street..». E qualcosa si insinua nella sua mente, ricordi simili a tarli, uno scellino gettato nella serpentina, gli echi di antiche emozioni mentre… «si chiese che importava se avesse ineluttabilmente cessato di esistere e tutto sarebbe continuato senza di lei, le dispiaceva, forse? O non la consolava piuttosto credere che con la morte finisce tutto, completamente, ma in un qualche modo per le strade di Londra, nel flusso e riflusso di tutte le cose, qui, là, lei sarebbe sopravvissuta».

Continue reading “Virginia Woolf e la lucida voce della coscienza”

Linda Evangelista, l’ottava meraviglia

«Bellezza e verità sono una cosa. 

Questo è quanto sappiamo sulla terra 

E questo è tutto che sapere importa».

John Keats

Una bellezza sconvolgente, non propriamente sensuale, semmai androgina, multiforme, levigata, minacciosa, spiazzante, aliena. Una bellezza che sembra aprire i cancelli per un nuovo mondo, inesplorato, pulito, ordinato, asettico. Di una sporgenza esasperatamente equilibrata sono gli zigomi,  perfetto è il taglio degli occhi, di colore verde smeraldo, di una finezza melodiosa è il disegno delle labbra, mentre il naso propone una forma particolare, si potrebbe quasi percepire un lieve difetto nella narice sinistra; un effimero dettaglio, una infinitesimale stonatura, quel tocco che la rende un esemplare inconfondibile. L’essere umano che più di ogni altro è stato  definito un capolavoro. L’ottava meraviglia. Linda Evangelista.

Continue reading “Linda Evangelista, l’ottava meraviglia”

Le streghe di Nogaredo

È l’11 novembre del 1646 quando nella piazza di Nogaredo, tal Maria, nota con il soprannome di Mercuria, accusa di furto un’umile venditrice locale di gamberi, Domenica Chemelli detta Menegota, per poi appellarla a stria, ossia strega. La prima a essere accompagnata nella prigione della Rocca di Castel Noarna è Mercuria su cui pendeva un’accusa di aborto in quanto, si sapeva, aveva aiutato ad abortire una ricca donna del feudo, la marchesa Bevilacqua. Inizialmente restia a collaborare, le vengono tagliati i capelli per poi essere sottoposta a interrogatori sempre più pressanti finché, dopo tredici giorni non solo si autoaccusa, ma afferma che sono state Domenica Chemelli e sua figlia Lucia Cavedem, conosciuta come Morella per via dei lunghi capelli corvini, a iniziarla come strega trattenendo l’ostia consacrata da sotto la lingua dopo la comunione e imprimendole il marchio del demonio sulla spalla; per quindi raccontare di aver preparato ungenti satanici con polvere di ossa di morto e di aver partecipato a sabba con altre donne dei dintorni guidate da uno stregone chiamato Delaito. Quel banale battibecco per delle corde di canapa tra due donne provenienti da un ceto sociale modesto prese a quel punto una piega incontrollabile, che sfocerà in “Il processo criminale per la distruzione delle streghe”.

Continue reading “Le streghe di Nogaredo”

José Raúl Capablanca, il mito che nacque con la corona

«È un uomo elegante, senza avere i difetti che l’eleganza porta con sé; non fuma, non beve, è un igienista. Durante le fasi di giochi è destabilizzante, ma allo stesso appare egli stesso destabilizzato. Pare si tranquillizzi solo quando ottiene una chiara superiorità sull’avversario, eppure ho il sospetto che sia egli stesso il suo principale problema. Terminato il gioco l’impressione che trasmette è che per lui gli scacchi siano poco più di un passatempo». Così Rudolf Spielmann, maestro austriaco di scacchi, descrive José Raúl Capablanca, il genio per eccellenza, il talento incontenibile intorno alla cui figura venne costruito una sorta di mito dell’imbattibilità prima ancora che diventasse campione del mondo. Ma seppur tanti si inchinarono a Capablanca e ancor più assordanti furono le imprese da lui compiute, imbattibile il cubano lo fu principalmente nell’immaginario collettivo,   nei meandri della mente degli avversari che avrebbero preferito l’inferno al sedervisi di fronte.

Continue reading “José Raúl Capablanca, il mito che nacque con la corona”