Serena Williams, l’indomabile

Serena Williams ha fatto giocato la sua prima partita ufficiale nel circuito professionistico nell’ottobre del 1995 a Quebec City. Giusto per inserire la data in un contesto, nel 1995, le nuove stelline del firmamento tennistico non erano ancora nate. Nell’arco di questi ventitré anni Serena Williams ha conquistato 72 tornei WTA. La prima volta è avvenuta il 28 febbraio del 1999 all’Open Gaz de France; l’ultima, almeno fino ad ora, il 28 gennaio 2017 all’Australian Open. Tra i 72 titoli spiccano 23 Prove del Grande Slam, 5 Master e un oro olimpico; ben quattro se si considerano anche i doppi conquistati con la sorella Venus.

Continue reading “Serena Williams, l’indomabile”

Stephen King, tra ossessioni, incubi e deliri

L’ex capitano della Marina Mercantile David Spansky era un uomo taciturno, scostante, pignolo e diffidente che quando decise di chiudere con il proprio passato per stabilirsi a Portland, nel Maine, e impiegarsi presso la Electrolux, decise di modificare il proprio nome in Donald King. Sposatosi con una ragazza di umili origini, Nellie Ruth Pillsbury, le impedì di cercarsi un lavoro affinché potesse dedicarsi alla cura della casa; compito che lei svolgeva al meglio per poi occupare il tempo libero divorando libri di ogni genere. A causa della sterilità di uno dei due coniugi, si presume di Donald, nel 1945 adottarono un bambino, David Victor. Quel rapporto indolente, privo di slanci per via del temperamento impossibile dell’uomo, si deteriorò ulteriormente nei primi mesi del 1947, quando Nellie annunciò al marito di aspettare un figlio, che nascerà il 21 settembre del 1947 ed a cui verrà dato il nome di Stephen King. Affinché la situazione degeneri è sufficiente passino due anni e un pomeriggio, vero sera, Donald esca di casa per una delle sue passeggiate; dalla quale però non farà più ritorno. 

Continue reading “Stephen King, tra ossessioni, incubi e deliri”

Nascita dell’impero russo

Le prime tracce di tennis in Russia compaiono verso il 1860 quando a San Pietroburgo vede la luce il San Pietroburgo Cricket Club. Da lì a poco viene introdotto il gioco del lawn tennis; le cui prime menzioni sono verificabili tra le pagine di Anna Karenina, di Lev Tolstoj, pubblicato a puntate tra il 1873 e il 1877. Il grande romanziere stesso era un grande appassionato al punto da farsi costruire un campo in erba nella sua tenuta di Jasnaja Poljana. Introdotto tramite diplomatici e studenti britannici, il tennis venne subito apprezzato dai russi in quanto univa in se’ componenti eleganti ma, allo stesso tempo, sollecitava l’indole competitiva di chi lo praticava. Fu così che nel 1888 venne fondato il primo Circolo Tennis a San Pietroburgo, il Lawn Tennis Club. Verso la fine dell‘800 il lawn tennis si diffuse in diverse città della Russia; da Mosca a Kiev, da Odessa a Taganrog.

Continue reading “Nascita dell’impero russo”

Coco Chanel, la donna che si impose sul destino

Quando nacque la sua seconda figlia, Albert stava girovagando, di mercato in mercato, tra i paesini incastonati sui monti dell’Alvernia, dove la natura domina tutto, tra picchi montuosi, foreste, laghi e persino qualche massiccio vulcanico i cui crateri profondi sono testimoni delle violente collere di un tempo. Schiacciato non solo dalla potenza di quei paesaggi, Albert era un uomo sconfitto dalla vita: già padre di una bambina; si era venduto a Eugénie Devolle, detta Jeanne, quale commerciante anziché ambulante di biancheria intima e quella menzogna più o meno innocente si trasfigurò in avidità quando i genitori della ragazza gli offrirono una somma di denaro affinché la sposasse per evitare lo scandalo di due figlie “senza padre”. La realtà prese forma attraverso la perenne assenza dell’uomo e la necessità della donna di lavorare, nonostante la salute cagionevole, come lavandaia presso l’ospedale di beneficenza gestito dalle Sorelle della Provvidenza a Saumur. E fu lì, in una misera abitazione adiacente all’ospizio dei poveri che il 19 agosto del 1883 Jeanne diede alla luce Gabrielle. Troppo debole per presenziare alla registrazione della bambina, all’anagrafe storpiarono il cognome di Gabrielle in “Chasnel”. Un errore a cui nessuno pensò di rimediare, almeno finché Gabrielle non divenne Coco; al che, quel “Chasnel”, venne corretto in Chanel.

Continue reading “Coco Chanel, la donna che si impose sul destino”

L’ingrediente segreto di Angelique Kerber

Chissà come l’avrà presa Slawomik Kerber quando, compiuti dodici anni, la figlia Angelique era indecisa se concentrarsi sul tennis o sul nuoto, sport quest’ultimo, nel quale dimostrava uno spiccato talento. Di certo il signor Kerber, ex tennista, che ha iniziato la figlia sui campi in terra rossa di un Circolo di Brema quando aveva solo tre anni, deve aver tirato un bel sospirone di sollievo quando Angie ha optato per le orme paterne. Non è da escludere che tra i motivi che spinsero Slawomik Kerber a emigrare dalla Polonia alla Germania, ci fosse in primo luogo quello di consentire alla sua erede di nascere in un Paese dove il tennis stava eguagliando in popolarità crauti e salsicce; di sicuro non gli era sfuggito che seppure Angelique Kerber non poteva essere considerata un purosangue della racchetta, celava in se’ quel fuoco capace di bruciare qualsiasi limite tecnico cucitole addosso da madre natura.

Continue reading “L’ingrediente segreto di Angelique Kerber”

Roman Polanski, l’uomo braccato dalla morte

«La morte raggiunge anche l’uomo che fugge»; scrisse Orazio. Eppure, la fuga, sia essa per scelta o imposizione, è uno tra gli espedienti narrativi più inflazionati, più abusati; e questo perché è essa stessa metafora; in quanto una fuga chiude un ciclo, prefigura nuovi orizzonti, delinea un punto interrogativo, spesso destinato a rimanere irrisolto. Ryszard Liebling, scultore e pittore polacco di origine ebraica, e la moglie Bula Katz-Przedborska, una casalinga russa anch’ella di famiglia ebraica seppur convertitasi al cristianesimo quando aveva dieci anni; fuggirono dalla Polonia all’alba degli anni ’30 per cercare fortuna in Francia. Si lasciarono la miseria alle spalle e il 18 agosto del 1933 Bula diede alla luce Rajmund Roman Liebling. Non fecero in tempo a farsi accettare in una Parigi tutto sommato ostile che, tempo tre anni, il crescente antisemitismo diffusosi, persuase i coniugi a fare ritorno a Cracovia. Non bastò. L’invasione nazista determinò l’internamento della famiglia Liebling nel ghetto della città a cui seguì la deportazione di Bula nel campo di sterminio di Auschwitz e quella di Ryszard a Mauthausen; seppure non prima di organizzare il salvataggio del figlio versando una consistente somma di denaro a una famiglia cattolica che avrebbe dovuto dargli rifugio. Quel bambino, presentato come Roman Polanski, venne poi ceduto a dei contadini cattolici presso i quali rimase fino alla liberazione della Polonia. Era il 1 agosto del 1944. Sua madre non c’era più, mentre suo padre sarebbe tornato, seppur irrimediabilmente cambiato, come d’altronde, cambiato lo era Roman, non più bambino da tempo, eppure non ancora uomo, bensì un’ombra braccata dalla morte.

Continue reading “Roman Polanski, l’uomo braccato dalla morte”

Fino alla fine del mondo

Bernardo di Turingia fu il primo profeta ad aver fissato la fine del mondo all’anno 992. In molti credettero alla profezia, tanto da cercare rifugio nelle montagne più alte dei dintorni. Il mondo però non finì e quando nel 1665 un’epidemia di peste colpì l’Inghilterra provocando circa 100.000 vittime Solomon Eccles, quacchero, proclamò che l’ondata era il segno della fine dei tempi. A far cessare la peste e a scongiurare il peggio bastò un incendio che devastò Londra. È il 1932 quando l’egittologo George Riffert analizza le dimensioni della Piramide di Cheope e afferma che il mondo finirà il 6 settembre 1936. Accortosi che non era finito nulla, stabilisce una nuova data: il 20 agosto 1954. Niente da fare. È la volta del 1992: a dirlo è un sacerdote sud coreano, Lee Jang Lim; tutti spacciati, tranne chi fosse corso in banca, avesse prelevato i propri soldi per donarli alla Chiesa Missionaria di Tami. Rientrato il pericolo, ecco che si avvicina la Profezia di Michel de Notre-Dame, noto come Nostradamus che, in merito al 1999 aveva vaticinato: “mille e non più mille“. Un altro flop. A nuovo millennio in corso qualche irriducibile catastrofista è andato a rispolverare una credenza Maya la quale prevedeva un evento di natura imprecisata e di proporzioni immani, capace di trasformare drasticamente l’umanità in data 21 dicembre 2012. Ad ogni modo, per ora, il mondo è ancora qui. Ma se avessimo la certezza che in una “data x” il nostro pianeta si oscurasse per davvero? Se così fosse e, mettiamo, potessimo contare su un’immaginaria Arca di Noè a posti limitati, capace di ospitare alcuni campioni del tennis; chi faremmo salire a bordo? Chi metteremmo in salvo affinché le nuove forme di vita potessero accarezzare le memorie che avevano emozionato il precedentemente estinto genere umano?

Continue reading “Fino alla fine del mondo”

Amedeo Modigliani, il pittore che spogliava l’anima

Tutto ebbe inizio di profilo, quasi bastasse una metà per delineare un volto; poi i modelli ritratti iniziarono a mostrarsi all’osservatore e, fossero essi a mezzo busto o a figura intera, lo scopo era quello di trasmettere il potere che erano in grado di esercitare, il lusso che potevano sfoggiare, la bellezza che avevano ricevuto in dono; così come gli scenari retrostanti, a poco a poco avrebbero contribuito ad arricchire l’opera, fornendo spunti a volte allegorici, più di frequente contestualizzati. Se i simbolisti mai abusarono dei ritratti, quasi che il volto fosse un mezzo incapace di celare in sé metafore degne d’attenzione, agli inizi del ‘900 un uomo si immerse nel mondo interiore dei propri soggetti, attraversò confini sconosciuti, per lì inabissarsi con il suo stile febbrile, impetuoso, passionale. Sospesi in un’atmosfera misteriosa, circondati da ambientazioni prive di valore, i visi e i colli allungati, le labbra increspate, gli occhi vuoti, Amedeo Modigliani ha impresso sulle sue tele ciò che era posato, nascosto, al di là del ritratto, lasciando le figure terrene spogliate della propria anima.

Continue reading “Amedeo Modigliani, il pittore che spogliava l’anima”

Wimbledon, il cimitero dei campioni e altre leggende

Quattro porte ha Damasco 

Mistero Solitudine Disinganno Paura.

Non varcarle, o viandante, e mai cantando. 

Non conosci il silenzio di quei luoghi 

dove gli uccelli sono tutti morti

ma s’ode ancora un trillo?

James Elroy Flecker

Wimbledon. Semplice da pronunciare, ma non troppo, a pensarci bene. Wimble-den. La cadenza troppo british ti fa sorgere il dubbio se sia proprio quello il posto dove si disputa il torneo di tennis. Poi c’é dell’altro, molto altro. Perché ecco, a Melbourne Park ci si riflette quasi sul fiume Yarra e l’efficenza aussie si sposa a meraviglia con il distretto finanziario che si estende a pochi passi, in termini di yards s’intende, mentre nel quartiere d’Auteuil si respira Parigi tanto che basta arrampicarsi in cima alla terza categoria del Philippe Chatrier per distinguere la Torre Eiffel, non parliamo poi di Flushing Meadows, il parco di 500 ettari creato sulla valle di ceneri descritta da Francis Scott Fitzgerald in Il Grande Gatsby, dove nonostante tutto ti senti accartocciato nel ventre di New York. A Wimbledon invece… Non sei propriamente a Londra. Soprattutto nei giorni precedenti il torneo, prima che il delirio si impossessi degli appassionati del nobil gioco, gente pronta a tutto, come accettare la possibilità di essere sorteggiati di anno in anno in occasione della lotteria ufficiale per avere un biglietto tra le mani, colpo di fortuna che difficilmente si avvererà, quindi uomini e donne di ogni età, provvisti dell’indispensabile queue card, disposti a fissare per quattro, cinque ore, la nuca dell’individuo che lo precede pur di avere la meglio sulla mitologica queue, magari dopo aver campeggiato all’addiaccio.

Continue reading “Wimbledon, il cimitero dei campioni e altre leggende”

Le resurrezioni di Stanley Spencer

Cookham è un grazioso villaggio di circa 5000 anime adagiato nel lato nord orientale del Berkshire. Lambito dalle acque pacifiche del Tamigi, la splendida vista di cui si può godere da una collinetta che si staglia a est, mentre alle proprie spalle si estendono i boschi che conducono a Cliveden, trasmette la quiete, l’armonia, la pace riconducibili a quei luoghi silenziosi, eterei, quasi fossero sollevati da una qualsiasi forma di orrore. Non a caso Stanley Spencer vide il suo villaggio natale come un paradiso in cui tutto era investito di significato mistico e ispirandosi a quei luoghi adattò scene bibliche raffigurando i compaesani come personaggi del Vangelo. Ma se pochi anni dopo la guerra sfiorò appena il suo paese, la ferocia del conflitto non risparmiò l’artista che nel 1926 dipinse l’inquietante “The Resurrection Cookham” – opera monumentale di 2 metri e 743 cm x 5 metri e 486 cm – in cui gli abitanti di Cookham, compresi l’artista e i suoi familiari, escono dalle loro tombe e si spingono nelle strade, andando incontro a Dio, trasfigurando una speranza di risurrezione dei morti, in contrasto con gli inganni e le crudeltà a cui si è destinati assistere in vita.

Continue reading “Le resurrezioni di Stanley Spencer”