Agnieszka Radwanska, la tessitrice arcaica

Agnieszka Radwanskala professoressa”. Agnieszka “la tessitrice”. Aga “la maga”. In un circuito ormai irrimediabilmente contrassegnato da un tennis che si limita a far leva sulla potenza esasperatamente monocorde e fine a se’ stessa, rattristato, per non dire offeso da una schiera sempre più folta di giocatrici fotocopia, talmente mono-tematiche da non riuscire a distinguerle l’una dall’altra, figurarsi ad affibbiare loro un appellativo in grado di valorizzarle; la polacca può contare su diversi nickname. Come una “professoressa”, Agnieszka Radwanska disegna con autorità geometrie soffuse, tese alla ricerca di angoli velenosi, di traiettorie destabilizzanti, avvalorate da un acume tattico secondo solo alla leggerezza con cui danza sul campo. Con lo sguardo impenetrabile, paziente, pignolo di una “tessitrice”; Agnieszka imbastisce la sua tela sulle note di una nenia arcana, che finisce con l’avvolgere le ignare avversarie, fino a soffocarle. Finché Abracadabra non di rado Aga si improvvisa “maga”; ed eccola dar vita a quel colpo che non ti aspetti, a quella soluzione che mette in discussione tutto, a quel tocco che confonde, stravolge, incanta.

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I tormenti della professoressa Radwanska

Quando il 4 luglio 2013 Agnieszka Radwanska si arrese a Sabine Lisicki dopo essere stata in vantaggio 3-0 nel terzo set, la maga polacca non vide semplicemente sfumare l’opportunità di disputare la sua seconda finale consecutiva a Wimbledon, bensì anche la chance di afferrare un pass per entrare nel “Club dei vincitori di uno Slam”. Non è scontato che in finale  Aga Radwanska avrebbe battuto Marion Bartoli ma, consapevole del fatto che l’anno prima aveva trascinato alla manche cruciale Serena Williams, si sarebbe indubbiamente presentata all’appuntamento decisivo da favorita. Difficile stabilire il genere di contraccolpo psicologico subito da Agnieszka Radwanska. Ancora più arduo è capire se quel trascorso abbia avuto una sua rilevanza quando nei tornei a venire la venticinquenne di Cracovia è scivolata, in alcune dispute addirittura crollata, nel momento in cui giungeva a un passo dal tagliare un traguardo di prestigio.

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