Amedeo Modigliani, il pittore che spogliava l’anima

Tutto ebbe inizio di profilo, quasi bastasse una metà per delineare un volto; poi i modelli ritratti iniziarono a mostrarsi all’osservatore e, fossero essi a mezzo busto o a figura intera, lo scopo era quello di trasmettere il potere che erano in grado di esercitare, il lusso che potevano sfoggiare, la bellezza che avevano ricevuto in dono; così come gli scenari retrostanti, a poco a poco avrebbero contribuito ad arricchire l’opera, fornendo spunti a volte allegorici, più di frequente contestualizzati. Se i simbolisti mai abusarono dei ritratti, quasi che il volto fosse un mezzo incapace di celare in sé metafore degne d’attenzione, agli inizi del ‘900 un uomo si immerse nel mondo interiore dei propri soggetti, attraversò confini sconosciuti, per lì inabissarsi con il suo stile febbrile, impetuoso, passionale. Sospesi in un’atmosfera misteriosa, circondati da ambientazioni prive di valore, i visi e i colli allungati, le labbra increspate, gli occhi vuoti, Amedeo Modigliani ha impresso sulle sue tele ciò che era posato, nascosto, al di là del ritratto, lasciando le figure terrene spogliate della propria anima.

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