Gli strazianti abissi di Egon Schiele

La crisi delle certezze, il desiderio di stabilire la natura, i passaggi, i meccanismi che regolano i principi fondamentali dell’esistenza umana, di stracciare convenzioni, schemi sociali, ma ancor più mentali che partono da dentro, si potrebbe osare dire dall’anima. La fine del ‘800 e l’inizio del ‘900 ha assunto la forma di un solco profondo, una spaccatura bramata con avidità, insinuatasi tra la realizzazione di un positivismo sfociato nella rivoluzione industriale, gli aliti decadenti, nostalgici, della Belle Époque e forme di avanguardia che ambivano a un categorico superamento della tradizione, delle istanze classiche. È tra le venature di questo clima, dove la sessualità, l’inconscio e il sogno, entrano prepotentemente in opere letterarie, in saggi e dipinti che Egon Schiele nasce il 12 giugno del 1890 in una stazione ferroviaria a Tulln, una cittadina nei pressi di Vienna dove il padre prestava servizio come capostazione. 

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