Francisco Goya, il pittore che visse due volte

Un solco profondo sembra dividere la carriera e la vita di Francisco Goya. Un tempo giovane spensierato, focoso, amante del vino e delle belle donne, orgoglioso esponente dei lussi garantiti dall’operare alla corte di Spagna, creatore di un’arte pomposa, celebrativa e rassicurante, filtro di una nobiltà che dai suoi ritratti appare distesa, bonaria, in perfetta sintonia con i paesaggi brillanti di allegria grazie all’utilizzo di colori fluidi e decisi. Finché tutto cambia. Fama e agiatezza economica lo accompagnano attraverso quattro sovrani e due rivoluzioni, ma la malattia prima e l’aver assistito a crudeltà di ogni tipo poi, lo rendono un uomo diverso. Nemmeno la sordità che lo affligge è in grado di distaccarlo dalle visioni angoscianti che si insinuano nelle sue membra, anzi, quegli orrori gli si incastrano nella mente, tormentandolo, avvolgendolo in un abisso ovattato, denso di un’oscurità dove a emergere sono scenari ansiogeni, odori nauseanti, esseri deformi.

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