Jaroslaw Drobny, il professore senza patria

Non fu solo l’aria da intellettuale, assunta per via di un paio di occhialini rotondi che indossava mentre era in campo, ad appiccicargli l’appellativo di “il professore”. Indubbiamente, il portamento dignitoso di Jaroslaw Drobny, quell’alone di decoro, quella solennità che mai sfociava nella supponenza, ma era semmai sinonimo di riservatezza, quel sorriso che frequentemente gli sfiorava le labbra senza mai allargarsi più del necessario; fecero di lui una figura rispettata, amata a priori. Drobny però, era tanto altro ancora. Non solo riuscì a far convivere l’eleganza del gesto con la forza nell’esecuzione. Jaroslaw Drobny era realmente uno scienziato, un matematico del tennis che ornava le sue soluzioni di improvvisazioni, di soluzioni creative, di slanci interiori, non di rado destinati a complicargli la vita e le partite. Era un umanista appassionato di tattica che si atteneva alla tecnica.

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