José Raúl Capablanca, il mito che nacque con la corona

«È un uomo elegante, senza avere i difetti che l’eleganza porta con sé; non fuma, non beve, è un igienista. Durante le fasi di giochi è destabilizzante, ma allo stesso appare egli stesso destabilizzato. Pare si tranquillizzi solo quando ottiene una chiara superiorità sull’avversario, eppure ho il sospetto che sia egli stesso il suo principale problema. Terminato il gioco l’impressione che trasmette è che per lui gli scacchi siano poco più di un passatempo». Così Rudolf Spielmann, maestro austriaco di scacchi, descrive José Raúl Capablanca, il genio per eccellenza, il talento incontenibile intorno alla cui figura venne costruito una sorta di mito dell’imbattibilità prima ancora che diventasse campione del mondo. Ma seppur tanti si inchinarono a Capablanca e ancor più assordanti furono le imprese da lui compiute, imbattibile il cubano lo fu principalmente nell’immaginario collettivo,   nei meandri della mente degli avversari che avrebbero preferito l’inferno al sedervisi di fronte.

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