Marlon Brando, un tram che si chiama immortalità

Infranse l’oscurità della quinta di un teatro con la sua bellezza atipica, lo sguardo profondo, le labbra carnose, con indosso una t-shirt sgualcita e un paio di jeans, mentre nel cuore pulsava una rabbia impossibile da domare, un terrore del rifiuto pari solo ai suoi modi ostentati, persino un po’ rozzi, sospinto da una disperata voglia di stupire, di differenziarsi, di sfondare. Marlon Brando è stato considerato il miglior attore di Hollywood, il più sopravvalutato, il più pagato, il più ingestibile sul set, il più propenso a ridurre kolossal in flop, il più incline a sprigionare quella scintilla capace di valorizzare i suoi personaggi rendendoli indimenticabili, l’unico ad aver respinto un oblio che pareva in procinto di divorarlo, il solo capace di imporsi come icona, dentro alla propria stessa icona.

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