Il giorno che cambiò la storia del tennis

Amburgo. 30 aprile 1993. Sul campo centrale del Circolo Rothenbaum, 7.000 spettatori stanno assistendo all’incontro di quarti di finale, del torneo Citizen Cup da 375.000 $, che vede opposte la numero uno del mondo, Monica Seles e la bulgara Magdalena Maleeva. La serba conduce 6-4 4-3. Al cambio campo, approfittando della disattenzione del servizio di sicurezza, un uomo s’avvicina alla panchina di Monica Seles. Nessuno si accorge che impugna un coltello e, mentre la diciannovenne di Novi Sad si piega in avanti nell’atto di asciugarsi il sudore, le infligge un colpo sulla schiena. La Seles grida, si alza in piedi e, mentre si avvicina alla rete, porta una mano nel punto dove è stata colpita. Quando si accorge che sta sanguinando, si accascia in campo. Un addetto della WTA la raggiunge, con una mano cerca di tamponare la ferita, per poi essere raggiunto da una collega che contiene l’emorragia con un asciugamano. Tempo pochi minuti, un equipe di paramedici caricano la Seles in barella e la trasportano in ambulanza alla clinica universitaria Eppendorf.

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Monica Seles, la belva di Novi Sad

«Quello che la rendeva speciale era l’impegno che ci metteva. Aveva dodici anni eppure sembrava non conoscere la fatica, era capace di provare lo stesso colpo per ore, sempre con la stessa concentrazione. E questo non per un giorno, non per una settimana, ma per un mese, per mesi se ce n’era bisogno». Parola di Nick Bollettieri. Quella dodicenne due volte bimane, mancina di nascita, che aggrediva ogni pallina con uno stile tutto suo, avulso da qualsiasi canone, che con ferocia urlava, quasi grugnendo, a ogni impatto. È Monica Seles.

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Quei crudeli anni ’90

È il 15 giugno del 1974 quando Chris Evert sconfigge Olga Morozova con un netto 6-1 6-2 e conquista il suo primo titolo del Grande Slam sui campi in terra battuta del Roland Garros. L’anno prima la statunitense era stata fermata dalla trentunenne Margaret Smith Court, al suo quinto titolo parigino, nonché penultimo dei suoi 24 Slam. I French Open hanno quindi immortalato un simbolico passaggio di testimone tra la prodigiosa australiana a Chris Evert che, tra il 1973 ed il 1987, ha vinto sette edizioni del Roland Garros, che probabilmente sarebbero state dieci se non avesse disertato per tre anni consecutivi, dal 1976 al 1978, ha disputato tre finali e due semifinali. I due successi consecutivi messi a segno da Steffi Graf, nel 1987 ai danni di Martina Navratilova e nel 1988 umiliando Natalia Zvereva, sembravano presagire un monologo tedesco per gli anni a venire. Fatto che è avvenuto solo in parte e, probabilmente, per forze di causa maggiore. Non solo nel 1989 Steffi Graf ha dovuto cedere il passo ad Arantxa Sanchez Vicario; nelle prime stagioni del nuovo decennio “Miss Grande Slam” ha dovuto letteralmente inchinarsi al cospetto di Monica Seles, la belva di Novi Sad, colei che sarebbe stata, avrebbe dovuto essere, la vera grande dominatrice degli anni 90’.

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