The Tree Of Life: la via della resurrezione

«Sono stati loro a condurmi alla tua porta».

«Ci sono due vie per affrontare la vita: la via della Natura e la via della Grazia. Tu devi scegliere quali delle due seguire. La Grazia non mira a compiacere se stessa. Accetta di essere disprezzata, dimenticata, sgradita. Accetta insulti e oltraggi. La Natura vuole solo compiacere se stessa e spinge gli altri a compiacerla. Le piace dominare, le piace fare a modo suo. Trova ragioni di infelicità quando tutto il mondo risplende intorno a lei e l’amore sorride in ogni cosa. Ci hanno insegnato che chi ama la via della Grazia non ha ragione di temere. Io ti sarò fedele, qualsiasi cosa accada». Il sipario di The Tree of Life si apre con questo concetto universale, destinato a diventare anche scheletro, cuore, anima di una storia che abbraccia la vita nella sua interezza, verrebbe da dire “nei secoli dei secoli”, intrecciandosi con la vicenda familiare di una famiglia texana di ceto medio, devotamente cristiana degli anni ’50. 

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A Hidden Life, il sacrificio del giusto




«È meglio subirla un’ingiustizia che compierla» potrebbe essere l’epigrafe che riassume la vita di Franz Jägerstätter, un contadino austriaco di fede cattolica, la cui pace, resa ancora più alta e profonda al tempo stesso dalla moglie Fani, dalle tre figliolette, dalla lettura di testi sacri e dal rassicurante borgo di Sankt Radegund, un Eden immerso nell’assoluto emotivo che è un tutt’uno con le montagne dell’Alta Austria, viene sgretolata nel momento in cui il nazismo prende piede. “A Hidden Life”, è la storia di un uomo che Terrence Malick trasforma in eroe-martire – proclamato beato nel 2007 sotto il pontificato di Benedetto XVI – un uomo giusto, irremovibile, incorruttibile, portatore di un senso di una giustizia universale che antepone persino alla propria vita.

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La sottile linea rossa, tra incubo e poesia

Guadalcanal è il paradiso perduto, l’Eden stuprato dal veleno della guerra. È da questo punto fermo che prende vita La sottile linea rossa; poema filmico il cui scopo va oltre a fissare lo sguardo sull’orrore, bensì intraprende un percorso contrario, accarezza spiragli di indicibile bellezza per andare a scavare nell’abominio della natura umana, troppo cieca e impotente al cospetto della propria indole che pare condannare le creature a sterminarsi le une con le altre. Un’opera, quella orchestrata da Terrence Malick, che è contrapposizione perenne, una lezione di vita e di morte all’insegna di un cammino tortuoso, allucinato, privo di ragione eppure intriso di pensiero, specchio e riflesso dell’essere uomini, spesso mossi dalla violenza più esasperata e inconcepibile, ma capaci di slanci lirici soavi.

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