Jacques Anquetil, il sultano emerso dal buio

Indisponente, altezzoso, egoista, totalmente mancante di una qualsiasi forma di empatia, costantemente concentrato sui propri obiettivi. Quando saliva in sella a una bicicletta però, diventava perfetto, persino troppo. Mai un errore, mai una sbavatura, mai un cedimento, mai un’emozione. Jacques Anquetil era un uomo programmato per vincere. Il mito dell’imbattibilità che accompagnava le sue prove a cronometro, la grazia, l’eleganza, la compostezza che lo contraddistinguevano, quel suo procedere solitario, indifferente, mai un’oscillazione delle spalle, mai uno sbandamento, quasi non avvertisse lo sforzo, spinsero il mondo a credere che avrebbe potuto pedalare con una coppa piena di champagne posata sulla schiena senza che una sola goccia si versasse durante la corsa. Questo, come fosse la cosa più naturale, più ordinaria, più semplice e priva di un significato proprio. Questo perché Jacques Anquetil non dava spettacolo. Jacques Anquetil scriveva la storia.

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