Wimbledon, il crepuscolo degli dei

Roger Federer trionfa a Wimbledon per l’ottava volta e issa l’asticella delle prove del Grande Slam a quota 19. Numeri immensi che possono, seppure solo entro certi limiti, rendere l’idea della portata di questo giocatore immenso, perché Roger Federer, il Re del tennis, il semidio elvetico, l’idolo delle folle, va oltre a qualsiasi numero. Nomini Roger Federer e si apre un mondo calibrato da numeri record che però non bastano per sorreggerlo quel mondo, l’universo Federer, un luogo dipinto dalla sua perfezione stilistica, delineato dalla bellezza del gesto, da un qualcosa di indefinibile che riesce persino a nascondere quella forza, quella pesantezza, quell’atletismo, persino quel pragmatismo, che ne costituiscono l’essenza, la polvere cosmica del talento incarnato, i pilastri della creazione.

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Sedici anni dopo Mirjana torna Lucic

Chissà quanti avrebbero potuti essere quei titoli riposti in bacheca. Magari ci sarebbe pure stata una prova del Grande Slam. Chissà. Il regno delle ipotesi, assai più cinico rispetto a quello della fantasia, si frantuma nel momento in cui Mirjana Lucic, diventata signora Baroni, alza sorridente al cielo il trofeo messo in palio dalla Coupe Banque Nationale e sotto agli occhi balzano i dati nudi e crudi impressi negli almanacchi: nel palmares della croata non spicca nessuna doppia cifra, questo è solo il terzo torneo che conquista Mirjana, un tempo ferocissima baby prodigio capace di vincere l’US Open Juniores appena quattordicenne, sul tramonto di quel lontanissimo 1996 che la vede esordire in Fed Cup e azzannare tutti e sette i match disputati. Un imbrunire di cui la croata forse ignora persino l’esistenza perché la sua carriera è all’alba, di più, in quei giorni il sole è sempre alto, puntuale nell’illuminare il suo primo titolo WTA, stretto in pugno a Bol, il 4 maggio del 1997, seguito da lì a venti giorni da un’altra finale, seppure persa a Strasburgo contro sua maestà Steffi Graf.

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Quando Il tennis scende in passerella

Da diversi decenni, i confini tra il mondo del tennis e quello della moda e della bellezza si sono assottigliati al punto da essere ormai indistinguibili. L’alone di eleganza e raffinatezza associata al gioco del tennis, le gonne castigate, le impeccabili divise bianche, che facevano dei giocatori prima ancora che degli sportivi dei ‘piccoli lord’; ha suggestionato l’immaginario collettivo. Il fatto che negli anni il tennis sia diventato uno sport sempre più seguito e praticato, la presenza di campioni che grazie alle loro vittorie e alle loro personalità sono diventati dei personaggi di caratura mondiale, hanno contribuito a fare del tennis uno sport sempre più al servizio di una moda non più elitaria, bensì popolare. Se negli anni 70’ il candore del bianco ha lasciato spazio a qualche timida linea, negli anni 80’ i completi dei tennisti si sono macchiati di effetti grafici, portati all’estremo dall’avvento di Andre Agassi, complice la Nike che ha letteralmente preso la palla al balzo manovrando una vera e propria ‘invasione di campo’, con tinte fluorescentipantaloncini di jeans ed un fornitissimo set di bandane.

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