Vincent van Gogh, l’insostenibilità della vita

Paesaggi arcadici, idilliaci, rassicuranti, seppure spesso solo all’apparenza, perché quei campi, quelle vallate, sono a loro volta la sintesi di un’anima visionaria, accecata da un’angoscia inesprimibile a parole; una preghiera di pace che si innalza insieme a monumentali cipressi, un desiderio di bellezza eterna, di una speranza che fiorisce insieme a un ramo di mandorlo, perché sullo sfondo, laggiù dove l’immaginazione supera la vista sono pronte a insinuarsi le linee ondulate delle colline, il cielo attraversato da vortici, le stelle simili a sfere di fuoco. Girasoli mitizzati nelle fasi che accompagnano il bocciolo all’appassimento. Il ciclo eterno della vita e della morte. La sua camera, spartana, priva di ombre, le pareti e il pavimento inclinati, quasi fossero sul punto di crollare, la prospettiva volutamente sbagliata. Un campo  di grano sconquassato dal vento, schiacciato sotto il peso del cielo, color blu cobalto, offuscato dall’intenso colore nero delle nubi che, inesorabilmente, si calano ostili e minacciose insieme a uno stormo di corvi in un basso volo disordinato, quasi come se fossero avvoltoi su un cadavere. Autoritratti dove lui, Vincent Van Gogh, utilizza il pennello per scavare tra i meandri della propria identità, mettendone a fuoco gli impulsi più segreti e inaccettabili, esasperandone la crisi esistenziale; legando in modo indissolubile il tormento alle sue creazioni.

Continue reading “Vincent van Gogh, l’insostenibilità della vita”